Il capitano di Inter Woman Regina Baresi, le cestiste del Geas Basket e le pallavoliste del Saugella Monza diventano ambasciatrici di un flash-mob ‘virtuale’ contro gli abusi. Un semplice Fiocco Rosa appuntato sulla divisa o postato online con una foto diventa così il sacro emblema per gridare il proprio disgusto verso i mostri in una campagna anti-pedofilia, nata nel mondo dell’equitazione ma che si sta espandendo a macchia d’olio. Il primo promotore dell’iniziativa è stata l’associazione de Il Cavallo Rosa, realtà capace di farsi notare da We World e dal settore giovanile dell’Inter, ma l’hashtag #ConIlNastroRosa è diventato inaspettatamente virale sui social network con migliaia di adesioni. Una causa sposata anche – tra gli altri – dalla campionessa Lucia Vizzini Le Jeune, dal campione italiano young rider di completo, Pietro Majolino, e dal cavaliere siciliano Giovanni Sapuppo, vincitore del Gran Premio del CSI2* del Longines Global Champions Tour di Roma, dalla dressagista Micol Rustignoli. Un messaggio forte lo ha voluto mandare anche Paolo Nuti: l’azzurro oggi ha vinto una gara a Valencia, gareggiando con un fiocco rosa attaccato alla sella di Metasequoia e portando quindi sul podio la propria totale partecipazione a questa campagna.

Pesano e commuovono le parole scritte dall’Asd Il Picchio, un vero e proprio inno contro i molestatori, contri chi si tramuta in un orco approfittando del rapporto di fiducia: “Lo senti questo rumore? Sono i nostri zoccoli. Siamo una mandria. Siamo uniti. E non lasciamo una sorella o un fratello. Se tocchi uno di noi, tocchi tutti noi. E noi non staremo zitti, per ogni silenzio, per ogni vita piegata, per ogni vergogna che spezza, noi spezzeremo ogni vergogna. Il nostro sport è nato nobile, continuerà ad esserlo, come i nostri compagni, come i nostri cavalli. Non è maestro chi è povero d’anima, chi strozza l’infanzia, chi sporca l’adolescenza. E non trova posto qui, non ha posto tra di noi, non ha posto in sella, non ha posto per insegnarci a stare in sella, non ha posto tra noi”. Un invito a non piegare il capo e denunciare chi viene meno ai principi fondanti del rapporto tra maestro e allievo.




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