NELLE oscure profondità degli abissi nuota un minuscolo squalo che all’improvviso brilla nel buio. E’ tutto il contrario del grande squalo bianco: è piccolissimo, appena 14 centimetri, e ha un muso che ricorda più un capodoglio che i suoi simili. Di questo animale, conosciuto come ”squalo tasca” (Mollisquama mississippiensis), si conosce ancora pochissimo ma secondo i ricercatori del National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) e del Tulane Biodiversity Research Institute avrebbe la straordinaria capacità di essere bioluminescente.

Dopo anni di studi, a cui hanno collaborato esperti di tutto il mondo, un primo profilo di quella che è stata descritta come una nuova specie di squalo tasca è appena stato pubblicato su Zootaxa. “Finora nella storia solo due squali tasca sono stati catturati o segnalati” ha spiegato Mark Grace, biologo del Noaa, precisando che si tratta di “specie separate, ciascuna proveniente da oceani diversi, ed entrambe estremamente rare”.

Il primo esemplare di squalo tasca (Mollisquama parini) mai scoperto è stato recuperato al largo delle coste del Cile nel 1979 ed è stato descritto solo nel 1984: era una femmina adulta di 40 centimetri. Nel 2010 un altro esemplare, uno squalo tasca chiamato Mollisquama mississippiensis, è stato invece ritrovato nel Golfo del Messico nel 2010 e identificato come una nuova specie.

Gli studi su questo animale, grazie all’uso di immagini a raggi X e tomografia computerizzata, hanno contribuito a nuove e inaspettate conoscenze: lungo poco più di dieci centimetri lo squaletto possiede ghiandole che producono un fluido bioluminescente ed è dotato di fotofori che gli permettono di produrre luce. Una luce che viene emessa a bassissime profondità, visto che la creatura ritrovata nel Golfo del Messico nuotava ad esempio a 330 metri: “Conosciamo pochissimo di quanto accade laggiù in quelle acque” ha ribadito Henry Bart, direttore del Tulane Biodiversity Research Institute.

I ricercatori ipotizzano che si tratti della terza delle oltre 500 specie di squali conosciute capaci di emettere fluidi luminosi. A differenza del primo squalo tasca recuperato, il “mississippiensis” può contare anche 10 vertebre in meno ed è dotato appunto di fotofori con cui di fatto emette luce, anche se si conosce ancora pochissimo sul comportamento effettivo di questo animale.
 
Lo squalo fu scovato nel 2010 mentre i ricercatori stavano facendo alcune ricerche per scoprire cosa mangiano i capodogli del Golfo del Messico in profondità: successivamente sono state condotte altre spedizioni per cercarlo ma il minuscolo “tasca” , nonostante sia bioluminescente, sembra sparito nel buio degli abissi.


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