Sognavano di essere le Montecarlo italiane, ma si sono invece dovute arrendere al fallimento. Dopo la chiusura a luglio del casinò di Campione, si avvia sulla stessa strada quello di Saint-Vincent. Segno di una profonda crisi di questo modello industriale. 

La procura di Aosta ha chiesto il fallimento della casa da gioco. L’istanza è motivata   – secondo la magistratura – dalla grave insolvenza, dalla situazione debitoria, dalle linee di credito sostanzialmente chiuse e quindi da una crisi irreversibile. L’istanza di concordato avanzata nei giorni scorsi dal neo amministratore unico, Filippo Rolando, impedisce al momento al tribunale di pronunciarsi sull’istanza di fallimento ma non il deposito della stessa richiesta da parte della procura.

Che il casinò costruito nella rinomata località valdostana soprannominata la “riviera delle Alpi” fosse sull’orlo del baratro era una questione nota. Al 31 dicembre 2017 il bilancio si è chiuso con un rosso di oltre 21 milioni di euro. E l’assemblea dei soci aveva avvertito che da settembre non ci sarebbero più stati i fondi per il pagamento degli stipendi.

Il caso di Saint Vincent non è unicum. Il tribunale di Como a luglio ha dichiarato il fallimento del Casinò di Campione d’Italia dopo che il commissario ad acta aveva bocciato il piano di risanamento presentato dal Comune e dalla casa da gioco. Un buco da 18 milioni di euro e nessuna possibilità di salvare i 500 dipendenti che si sono ritrovati senza più un lavoro.  


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Mario Calabresi
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