ROMA – Hanno prelevato dall’università telematica pubblica – la Unidav, dal 2004 filiazione online della statale Gabriele D’Annunzio di Chieti e Pescara – un milione e 800 mila euro. Con quei soldi hanno, quindi, ristrutturato una villa in Toscana, riacquistato un appartamento a Cecina già pignorato e – più in generale – spostato risorse pubbliche su conti esteri personali. I vertici dell’Unidav, seguendo il filo del procuratore capo di Chieti, Francesco Testa, per oltre due anni hanno depredato l’università “allo scopo di creare nuove società in Italia e all’estero”. Servivano, gli enti, per ottenere nuove risorse pubbliche e fondi comunitari. “Una banda di affaristi”, li ha definiti la procura.
 
L’operazione Minerva, costruita insieme da Guardia di Finanza e Carabinieri di Chieti, ha portato in carcere tre persone, ne ha consegnate ai domiciliari due e indagate diciotto, tra cui due docenti e il rettore di Unidav Franco Cuccurullo, ex Magnifico – dal 2007 al 2012 – dell’Università statale D’Annunzio.
 

La faccendiera con interessi in Slovacchia e a Malta

Centrale nell’inchiesta è Lorenzina Zampedri, 65 anni, originaria di Racconigi (Cuneo), membro del Consiglio di amministrazione di Unidav e presidente dell’ateneo privato slovacco Sevs (la Sevs nel 2015 prenderà la maggioranza delle quote della telematica teatina). Già coinvolta nell’inchiesta, alla fine dello scorso settembre la Zampedri chiese di essere ascoltata da “Repubblica”. La incontrammo nella hall di un albergo di Roma, insieme al suo avvocato (anche lui ora arrestato) e raccontò un sequel di vicende che portavano all’omicidio di Jan Kuciak, giovane reporter investigativo slovacco ucciso con la fidanzata il 22 febbraio 2018 nell’appartamento di Velka Maca: stava raccontando sul suo sito di inchieste la corruzione del suo Paese e l’enorme flusso di finanziamenti europei sottratti al pubblico interesse. “Temo per la mia vita”, ci disse la Zampedri alludendo a figure della malavita che ruotavano attorno alla Unidav, da tre anni, appunto, controllata da una società slovacca.
 
Oggi le carte dell’inchiesta della Procura di Chieti raccontano la storia di una spregiudicata imprenditrice, la Zampredi, titolare di imprese “Educational” a Malta, che all’università telematica di Torrevecchia Teatina ha chiesto e ottenuto un prestito di 30.000 euro per affrontare le spese “per un intervento medico urgente di mio marito”. L’intervento non ci sarà mai. Il denaro, sostiene l’accusa, viene girato alla moglie di Ciro Barbato, napoletano con residenza in Romania, socio della Zampedri in progetti sempre nell’ambito educativo. Anche lui è stato arrestato giovedì scorso.
 
Con le risorse Unidav, la Zampedri avrebbe ricomprato, ancora, un immobile a Cecina, già di sua proprietà ma pignorato: come base d’asta per l’esecuzione immobiliare ha usato due assegni circolari da 31.376,73 euro l’uno. “L’edificio avrebbe dovuto ospitare una sede scolastica”, si è difesa l’imprenditrice con gli investigatori. A queste affermazioni, come ha scritto il Giudice per le indagini preliminari, non si è trovato alcun riscontro. E così è stato per quattro fatture da 117.600 euro: erano fondi dell’Unidav e sono approdati sui conti di una società di ricerca scientifica con Lorenzina Zampedri presente nel cda: “Il progetto era inesistente e la pubblica università non lo ha mai controllato”, ancora l’accusa.
 

Nell’inchiesta il professore che ha ispirato le tracce della Maturità

L’inchiesta giudiziaria è stata innescata da un esposto firmato da Luigi Capasso, presidente della Fondazione d’Annunzio, ente titolare di Unidav. Ventidue perquisizioni, giovedì scorso, hanno dato riscontri a frodi, appropriazioni e falsificazioni di documenti su larga scala: le persone arrestate e indagate, tutte coinvolte per aver prestato la propria opera nella gestione dell’università telematica, sono ora accusate di peculato, riciclaggio, auto-riciclaggio e abuso d’ufficio. Al rettore Cuccurullo è stato contestato anche un abuso in atti d’ufficio per la nomina di Antonio Cilli a professore universitario di Informatica giuridica. Il contratto prevede 2.500 euro al mese. Per aver avallato la nomina è stato indagato anche il professor Saverio Santamaita, storico docente di Storia della pedagogia alla D’Annunzio, oggi fuori ruolo, Il suo testo “Storia della scuola” è diventato traccia per i liceali di Scienze umane che martedì scorso hanno affrontato la seconda prova della Maturità.
 
La Procura di Chieti ha inviato un’informativa al ministero dell’Istruzione: la telematica abruzzese è una delle undici accreditate e finanziate dal Miur. Sergio Caputi, rettore dell’ateneo controllante Gabriele D’Annunzio, ha detto che, a proposito del milione e otto sparito, si costituirà parte civile. E, comprensivi dei danni all’immagine, ne chiederà quattro di risarcimento. L’Università madre sta faticosamente cercando di uscire dai guasti seriali provocati dalla precedente gestione di Carmine Di Ilio e Filippo Del Vecchio: furono proprio l’ex rettore e l’ex direttore generale ad aver fatto entrare la slovacca Sevs nell’ateneo telematico trasformando un’università a controllo pubblico in una struttura con una maggioranza privata.

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