HONG KONG (AsiaNews/China Labour Bulletin) – Ni Wanhui e sua moglie Li Chan – si apprende da AsiaNews – avevano appena festeggiato l’undicesimo compleanno del figlio maggiore nella città natale di Hebei, e stavano guidando il loro camion sulla lunga strada verso ovest, Chongqing, Qinghai e Tibet. Un viaggio di 3.800 chilometri sola andata. La polizia del Qinghai ha trovato i loro corpi lungo un tratto a detta di tutti pericoloso della strada verso il Tibet. I primi rapporti indicano l’ipossia acuta (mancanza di ossigeno) come causa della morte. La sezione Wudaoliang dell’autostrada tibetana è nota ai camionisti cinesi come “la zona proibita della vita”. Ad un’altitudine di 4.600 metri, i conducenti sono a serio rischio di mal di montagna, che causa cefalea, stanchezza, disorientamento e perdita di conoscenza. Ma è l’unico modo per entrare ed uscire dal Tibet.

I coniugi erano delle celebrità sui social. Prima della loro tragica morte, i coniugi erano diventati celebrità minori da social media su Kuaishou, popolare piattaforma per la condivisione di filmati, con oltre 214 mila follower e 300 video che documentavano le loro vite sulla strada. Le loro morti hanno gettato luce sulle terribili condizioni di lavoro che i camionisti cinesi devono sopportare ogni giorno. È un lavoro fisicamente impegnativo, a bassa retribuzione e molto stressante. E per i conducenti che hanno sottoscritto un prestito per l’acquisto del proprio camion, vi è l’ulteriore pressione di ripagare il finanziamento quanto prima. Questo li costringe a rimanere sulla strada il più a lungo possibile.

Nel 2017 consegnate 40 miliardi di tonnellate di merce. Secondo le stime, i camionisti cinesi sono 30 milioni. Essi percorrono in media circa 100mila chilometri ogni anno, ma alcuni effettuano spostamenti fino a 400mila chilometri. Le statistiche ufficiali riportano che più di 14 milioni di camion trasportano il 76% di tutto il traffico merci cinese e negli ultimi 20 anni tale proporzione è andata aumentando in modo costante. I camionisti hanno consegnato quasi 40 miliardi di tonnellate di merci nel 2017, il doppio del volume nel 2007. Il trasporto di merci su camion in Cina è più economico, veloce e flessibile rispetto a quello ferroviario. Il prezzo medio per tonnellata di merci è di 0,2 yuan per chilometro su rotaia, mentre su gomma è di 0,19 yuan. La velocità media sulla rete ferroviaria per merci era di 35,6 km/h nel 2014, mentre quella dei camion era di 60 km/h. Inoltre, “i camion consentono una maggiore flessibilità negli orari di arrivo o di partenza e possono effettuare consegne porta a porta più dirette”, ha dichiarato a Caixin Zuo Dajie, professore associato della Southwest Jiaotong University School of Transportation and Logistics.

Si parte sempre di notte per evitare le multe. A causa delle restrizioni sul carico e del traffico intenso nelle aree urbane durante le ore diurne, i camionisti di solito iniziano a lavorare nel cuore della notte. Questo riduce al minimo anche le possibilità di multe arbitrarie imposte dalla polizia stradale. Ogni giorno lavorativo può durare 20 ore e ciascuna corsa può durare anche un intero mese, prima che i conducenti tornino a casa per riposarsi. L’aumento dei costi ed i viaggi più lunghi dovuti alla crescente domanda hanno reso le coppie di camionisti come Ni Wanhui e Li Chan sempre più comuni in Cina. Secondo il Rapporto di ricerca sui camionisti cinesi, pubblicato nel dicembre 2018, il 36% delle coppie di camionisti affronta le corse insieme. L’obiettivo è condividere i costi, tenersi compagnia e prendersi cura l’uno dell’altro.

I passi avanti (insufficienti) imposti dai sindacati. La Federazione dei sindacati di tutta la Cina è ben consapevole dei terribili problemi che gravano sui camionisti e, nell’aprile dell’anno scorso, ha lanciato una campagna di reclutamento nel settore della logistica per rappresentare meglio la categoria. Finora, tuttavia, i conducenti non hanno visto grandi risultati. Sono stati organizzati due scioperi a livello nazionale dal lancio della campagna, uno a giugno e il secondo a novembre 2018, oltre a diverse altre proteste locali più piccole in tutto il Paese. Come venne sottolineato lo scorso anno, il sindacato ha compiuto un buon primo passo, ma è chiaro che non basta il semplice reclutamento di nuovi membri, senza affrontare le questioni fondamentali che riguardano la categoria.


SITO UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/solidarieta/rss2.0.xml