ROMA – Nell’ambito della rassegna “L’Africa in uno sguardo – Il Terzo Cinema” nella sala del Circolo Arci “30 Formiche”, stasera – 20 febbraio – avrà luogo la proiezione del film “Hyènes”, del regista senegalese Djibril Diop Mambéty, uscito nel 1992. E’ la storia di un uomo che in gioventù ha abbandonato al suo destino una ragazza del suo paese, dopo aver avuto da lei un figlio, coinvolgendola in uno scandalo e costringendola ad una vita di prostituzione e di continue peregrinazioni. La donna, invecchiata e diventata ricca, torna nel suo villaggio in cerca di vendetta. La sua proposta è spietata: la testa dell’uomo in cambio di prosperità e ricchezze in grado di risollevare dalla misera la piccola comunità.

Il dramma di Dürrenmatt dalla Svizzera al Senegal Realizzato in coproduzione fra Svizzera, Francia e Senegal,”Hyènes” ha la singolare caratteristica di essere uno dei rari adattamenti, tratti da romanzi non africani, portati sullo schermo da registi dell’area sub sahariana. La fonte originaria è infatti “Der Besuch der alten Dame”(La visita della vecchia signora), dramma scritto nel 1956 – in Italia lo pubblicò Einaudi – dallo scrittore svizzero Friedrich Dürrenmatt, morto appena due anni prima dall’uscita del film e a cui “Hyènes” stesso è dedicato. Mambety ne mutua soggetto e intreccio, trasferendo la vicenda dalla Svizzera degli anni ’50 ad un immaginario paese nel deserto del Sahel negli anni ’80. L’ambientazione è volutamente vaga: la cittadina Colobane altro non è che il quartiere di Dakar, dov’è nato Mambety e anche sull’ancoraggio cronologico il regista ha volutamente mescolato le carte.

I linguaggi “lontani” al Circolo “30 Formiche”. E’ quello di stasera il terzo film di un’interessante rassegna cinematografica dedicata, appunto, all’Africa, nel Circolo “30 Formiche”, in via del Madrione 3, a Roma, luogo dove s’incrociano diverse forme espressive indipendenti, attraverso le quali si scrutano e si analizzano le complessità del nostro tempo, i complicati processi di integrazione tra culture diverse, vicende umane maturate in mondi lontani dal nostro Occidente. Insomma, l’attenzione in questa carrellata di opere cinematografiche africane – ideata e curata da Alessio Giammarino, Alessio Giuffrida, Simone Ferrera e Fabrizio Ciavoni – si è concentrata su linguaggi a molti sconosciuti e che vengono in questo spazio rappresentati.
 




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