ROMA – Prosegue l’interessante rassegna cinematografica del mercoledì – per tutto il mese di marzo dedicata ai film dell’Est europeo – nei locali del “30 Formiche”, l’associazione culturale ARCI di via del Madrione a Roma, luogo d’incontro per i curiosi del multiforme linguaggio espressivo del Cinema (e non solo) dei temi universali e del nostro tempo che vengono proposti attraverso i film scelti da Alessio Giammarino, Alessio Giuffrida, Simone Ferrera e Fabrizio Ciavoni .

Un forte messaggio di pace. “Tangerines – Mandarini“, è l’opera del regista giorgiano Zaza Urushadze, in programma mercoledì 27, ambientato tra il 1992 e i 1993 durante la guerra di Abkhazia, terra contesa tra georgiani e abcasi sulle rive del Mar Nero. Racconta di un conflitto umano e lancia soprattutto un forte messaggio di pace. Una bella vicenda che contiene anche una grande verità: in guerra, si finisce per scoprire che il nemico è in realtà un uomo-fratello e questo, di fatto, significa riconoscere l’insensatezza di ciò che si sta facendo. Gli interpreti sono: Misha Meskhi, Giorgi Nakashidze, Elmo Nüganen, Raivo Trass, Lembit Ulfsak e dura 87 minuti. Uscì nelle sale nel maggio di 3 anni fa, ottenendo una candidatura all’Oscar e ai Golden Globe, come miglior film straniero.

I protagonisti della storia. La storia ruota attorno ai due protagonisti, Ivo e Margus: il primo è un esiliato estone, che costruisce cassette per i mandarini coltivati da Margus, suo vicino di casa, anche lui estone, ma che non vede l’ora di mollare tutto. Al contrario, Ivo di andarsene non ci pensa affatto, perché vuole restare dove ormai ritiene di aver messo le sue radici. Ma la guerra lo travolge. Infatti Ivo, si trova in mezzo ad uno scontro tra georgiani e ceceni, in conseguenza del quale solo due soldati degli opposti schieramenti sopravvivono, feriti.

Il laboratorio per un’utopia. Ivo li soccorrere entrambi e li ospita nella propria casa. Il film si sviluppa dunque all’interno di una dinamica che vedrà i due ospiti nel tentativo di convivere sotto lo stesso tetto, con la presenza di Ivo che man mano riesce a trasformare il loro rancore ottuso in qualcosa di più simile alla consapevolezza di un rapporto umano dignitoso. La sua casa, dunque, come in una sorta di “laboratorio”, dove far nascere e coltivare un’utopia.
 


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