Cade a pezzi il casolare di Cinisi dove nel 1978 fu ammazzato Peppino Impastato, il coraggioso animatore di Radio Aut che denunciava il capomafia Tano Badalamenti e gli insospettabili complici. Cade a pezzi, nonostante da anni il fratello di Peppino, Giovanni, lanci accorati appelli: “Quello è un luogo della memoria – dice oggi – meta di migliaia di persone ogni anno. Ma la struttura è in rovina, e il proprietario è complice di questo scempio, non prendendosi cura del luogo, così come il Comune e la Regione, che sembrano totalmente disinteressati”.

Nel 2014, l’allora presidente della Regione Rosario Crocetta si era impegnato a requisire l’area, che si trova in una delle stradelle che costeggiano l’aeroporto Falcone Borsellino. “Da quel momento, il silenzio, nessun risultato positivo, solo promesse e prese in giro”, accusa Giovanni Impastato, che adesso ha deciso di inviare una lettera al governatore Nello Musumeci e al sindaco di Cinisi Giangiacomo Palazzolo.

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Scrive ancora la famiglia: “Sono trascorsi altri cinque anni ed oggi non si è in condizione di dare una risposta seria e concreta a migliaia e migliaia di persone che, anche in occasione del prossimo 9 maggio, raggiungeranno il luogo dove è stato ucciso Peppino, così come hanno fatto negli anni precedenti”. Nel 2003, i commissari che allora gestivano il Comune imposero un vincolo sul casolare, perché “bene di interesse storico-culturale”. L’area è destinata ad “attrezzature culturali e sociali”. Ma al momento c’è solo una discarica nel luogo dove la mafia ammazzò Peppino Impastato. Quel casolare è anche il simbolo del depistaggio istituzionale organizzato subito dopo il delitto. Un depistaggio che non avrà colpevoli, la prescrizione ha salvato quattro carabinieri dall’ultima inchiesta della procura di Palermo.

 


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