Il concorso dei dirigenti scolastici potrebbe saltare. E sarebbe clamoroso a tre mesi dall’avvio del nuovo anno scolastico. Il Tar del Lazio deciderà il 2 luglio se annullare la prova scritta. Nel caso sarebbe tutto da rifare: uno smacco per il ministero all’Istruzione guidato da Marco Bussetti che molto aveva puntato su questo concorso per risolvere il problema drammatico delle reggenze. “Ogni scuola deve avere il suo dirigente, per questo mi sono battuto per accelerare la selezione dei nuovi capi d’Istituto”. Solo che il percorso si è rilevato più che mai accidentato: denunce per illeciti amministrativi, commissari ubiqui, prove associate ai codici fiscali dei candidati, dunque non anonime.

L’inchiesta dell’Espresso: uno scandalo tutto italiano

Il caso è scoppiato con la decisione del Tar del Lazio a seguito dei primi ricorsi. Il 4 giugno si sono discusse le prime istanze cautelari. L’avvocata Maria Rosaria Altieri ha reso nota la disposizione del presidente della sezione III bis di una integrazione del contradditorio, mediante notifica per pubblici proclami, per consentire a tutti i controinteressati (coloro che hanno superato la prova scritta) di costituirsi nel giudizio.

Nel mirino lo scritto preselettivo del 18 ottobre scorso. A Cagliari, causa maltempo, il sindaco aveva disposto per quel giorno la chiusura delle scuole. La preselezione è stata dunque rifatta per i candidati sardi il 13 dicembre 2018, ma non essendo stata la stessa viene sollevata la violazione dell’obbligo della unicità della prova scritta a livello nazionale. Non solo. La seconda questione affrontata dal Tar riguarda la violazione dell’anonimato: prove scritte inviate alle commissioni esaminatrici, spiega la legale, erano identificate con codici alfanumerici e codici fiscali facilmente associabili ai nomi dei ricorrenti.

Il Tar ha dunque ritenuto necessario, in presenza dell’eventualità della “pronuncia di una sentenza demolitoria”, cioè di annullamento della prova scritta per tutti i candidati, di disporre l’integrazione del contradditorio, di dare cioè modo ai promossi di tutelarsi.

Ma i guai non sono finiti.  Racconta Paolo Terranova, docente di educazione tecnica alle medie di Carbonia, candidato al concorso: “Il verbale con i risultati della commissione 12 di Caserta è stato creato alle 18.10, mentre la commissione ha dichiarato di aver chiuso i lavori alle 20.20. Non solo, la mia scheda di valutazione è stata creata alle 18.15 minuti e 44 secondi. Dunque, prima mi hanno dato il voto, poi hanno compilato la scheda con gli indicatori da cui dovrebbe risultare il voto. Anomalo, molto”.

Comunque Terranova supera sia la prova preselettiva (con punteggio di 94.8) che lo scritto (voto 71/100). Agli orali, sostenuti a Bologna il 28 maggio, “una dirigente scolastica in commissione abbandona l’aula, non segue due quesiti su quattro, la dirigente amministrativa chatta mentre è in corso l’interrogazione. La presidente avrebbe dovuto sospendere il colloquio, non l’ha fatto. Io sono stato bocciato con il punteggio di 60/100, presenterò un esposto”.

La rivolta dei candidati esclusi è confluita “Trasparenza è Partecipazione”, un movimento deciso a dare battaglia. “Ci interessa prima di tutto che sia verificata la legalità del concorso”, dicono. Un esposto è stato presentato da 271 docenti, poi aumentati 329, alla Procura della Repubblica di Roma dove è stata avviata un’indagine. Vengono denunciate irregolarità e anomalie, comprese quelle arrivate al Tar, tutte documentate in esclusiva da L’Espresso che mostra anche come certi commissari risultino con l dono dell’ubiquità: mentre correggevano i compiti erano in consiglio comunale o a scuola a presiedere consigli di istituti. Tutto certificato.

Le denunce girano via social. E arrivano ai tribunali. Cinque insegnanti hanno fatto anche un ricorso individuale in cui si racconta del caso anomalo della sottocommissione 20 del Lazio i cui componenti si sono dimessi una settimana prima del termine fissato per la chiusura delle operazioni, pur avendo preso in esame tutti i compiti senza dare una valutazione. I nuovi componenti nominati avrebbero corretto 247 elaborati in una sola settimana: ritmi inverosimili, contestano i ricorrenti. “E’ stato stabilito prima che dovevano passare all’orale solo una trentina di candidati, come è stato”, il sospetto. Altra anomalia denunciata è sui verbali “caricati a computer tutti in un giorno solo, il 22 di marzo. Con un perito informatico stiamo certificando come è andata”.

Professione Insegnante che sta seguendo la vicenda prefigura alcune vie d’uscita da questo pasticcio, tra cui l’immissione dei docenti bocciati allo scritto a una prova orale suppletiva o il portare a termine il concorso con le prime nomine a settembre, prevedendo poi un concorso riservato il prossimo anno per gli esclusi. La via più in salita.

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