Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli non si è dimesso. Il Consiglio generale di Confcommercio, riunito oggi, è finito con l’approvazione della nuova governance che prevede la cancellazione della figura del direttore generale. Le dimissioni di Sangalli non erano all’ordine del giorno del consiglio, ma dopo lo scandalo sulle presunte molestie sessuali che l’ex segretaria di Sangalli avrebbe subito per anni, la riunione di oggi era molto attesa visto che Confcommercio aveva fatto sapere nei giorni scorsi con una nota che il presidente avrebbe fornito spiegazioni sul caso nel corso dell’incontro di oggi. Il consiglio dell’associazione ha invece approvato la nuova proposta di governance che prevede la cancellazione della figura di direttore generale e la redistribuzione delle mansioni affidate a tale ruolo tra tutte le diverse funzioni.

Il consiglio di Confcommercio, precisa il comunicato, “convocato secondo le normali procedure e composto dal Presidente, dai Vicepresidenti, dai componenti di Giunta e dai membri del Consiglio in rappresentanza delle imprese associate del commercio, del turismo, dei servizi, dei trasporti e delle professioni” ha approvato, “a larghissima maggioranza” con oltre il 90% dei votanti, la revoca del Direttore generale e la nuova proposta di governance da sottoporre all’approvazione dell’assemblea straordinaria. Il direttore generale era Carlo Rivolta, coinvolto proprio nella vicenda delle molestie sessuali: l’ex segretaria di Sangalli Giovanna Venturini si era rivolta a lui, raccontando quanto accaduto con il presidente, e Rivolta, come da lui stesso raccontato, aveva fatto da mediatore, assistendo anche alla donazione di 216mila euro fatta da Sangalli a Venturini nel gennaio scorso. Successivamente, il presidente ha presentato un esposto alla magistratura per accusare la segretaria e lo stesso Rivolta di aver ordito un complotto contro di lui, portando come prove le indagini di un investigatore privato che sostenevano l’esistenza di una relazione tra i due (smentita da entrambi). Da lì la decisione di licenziare Rivolta, che ha posto la questione davanti al consiglio confederale.

Durante il direttivo, Sangalli ha relazionato sulla vicenda, escludendo “categoricamente di aver mai molestato chicchessia, nè nel 2011 nè mai: non ho mai mancato di rispetto a nessuno dei miei collaboratori, anzi tutt’altro”.


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