Roma: “Dobbiamo chiarire, con forza, che nessuna reazione emotiva, nessun sentimento, pur intenso può giustificare o attenuare la gravità di un femminicidio”. Lo scrive su Facebook Giuseppe Conte, commentando le recenti sentenze a Bologna e Genova che hjanno provocato pèolemiche e accuse per aver concesso un’atternuazione della pena per “una presunta reazione “emotiva”. Parla chiaro riferendosi alla sentenza di Bologna che dimezza la pena a un femminicida “in preda a tempesta emotiva” e all’incredibile sentenza di Genova dove le attenuanti generiche sono state concesse all”uomo che ha accoltellato a morte la compagna perché:”mosso da un misto di rabbia e disperazione profonda, delusione e risentimento”.

Le sentenze dei giudici si possono discutere – premette il presidente del Consiglio – Anzi, in tutte le democrazie avanzate il dibattito pubblico si nutre anche di questa discussione. L’importante è il rispetto dei ruoli e, in particolare, la tutela dell’autonomia della magistratura”.

“Negli ultimi giorni sui giornali abbiamo letto di sentenze per episodi di femminicidio nelle quali si è tirata in ballo una presunta reazione ’emotiva’ e la relativa intensità, ai fini di un’attenuazione della pena. Si è fatto riferimento ad una ‘tempesta emotiva’, ad un sentimento ‘molto intenso, non pretestuoso, né umanamente del tutto incomprensibile’. In realtà per cogliere appieno e criticare il significato di una sentenza occorrerebbe una specifica competenza tecnica. Ma vi è un aspetto di più ampia portata culturale, che riguarda il dibattito pubblico, e su cui la politica può e anzi deve legittimamente intervenire. Ed è in questa ultima prospettiva che dobbiamo chiarire, con forza, che nessuna reazione emotiva, nessun sentimento, pur intenso, può giustificare o attenuare la gravità di un femminicidio”, rimarca Conte.

“La crescita e lo sviluppo della nostra società deve muovere dal rispetto e dalla valorizzazione del “patrimonio femminile”: le donne, tutte le donne, sono una grande ricchezza, una preziosa risorsa che ci consentirà di costruire una società migliore. Dobbiamo maturare questa convinzione giorno per giorno, dobbiamo lavorare costantemente a questa rivoluzione culturale”.

Quella che da anni chiedono le donne. A Bologna dopo « una sentenza che ci porta ai tempi del delitto d’onore» c’è infatti  chi dice che «bisogna indignarsi per il ragionamento che c’è alla base». Sopratututto dopo la decisione della Corte d’Appello di Bologna che dimezza la pena a Michele Castaldo, 57 anni, in carcere per aver strangolato il 5 ottobre 2016 una donna con la quale aveva una relazione da un mese, Olga Mattei, di origini moldave ma a Riccione da una vita, lavoratrice e mamma. Castaldo lo confessò, quel femminicidio. Ma più che il dimezzamento della pena dai trent’anni in primo grado ai sedici in appello, fanno rumore le motivazioni, firmate dal presidente della prima sezione penale Orazio Pescatore: in sostanza emerge che una « tempesta emotiva » , determinata dalla gelosia, può attenuare la responsabilità di chi uccide. Ora la risposta del premier, avvocato.

E sulle polemiche provocate dalle sentenze interviene il segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Alcide Maritati. “Le sentenze si possono sempre criticare ma se si estrapolano frasi messe in circolazione sui media o sui social in maniera semplicistica questo scatena un dibattito non consapevole, che non parte dalla lettura del provvedimento giudiziario ma, scandalisticamente, estrapola una frase dal contesto logico, giuridico o argomentativo che invece andrebbe conosciuto”. Così il segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Alcide Maritati.
 


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