ROMA – Sostenere (anche finanziariamente) progetti che stimolino una crescita effettiva e cambiamenti concreti nelle zone del mondo più in difficoltà: questi i principi che hanno ispirato la scrittura della nuova norma per iniziativa dei consiglieri Alessandro Capriccioli e Michela Di Biase. 

Grazie a questa iniziativa ogni anno nel Lazio i soggetti che si occupano di cooperazione allo sviluppo potranno presentare progetti e accedere ai finanziamenti regionali: solo il Veneto prima del Lazio aveva prodotto una legge regionale che si adeguasse alla normativa nazionale (la 125 del 1 agosto 2014) su questo tema. Nel testo si prevede anche l’istituzione di un osservatorio per contribuire al coordinamento formale di tutte le iniziative e favorire l’efficienza e la coerenza delle varie attività.  “Questa norma – spiega Michela Di Biase, consigliera regionale del Pd – è la nostra risposta civile al clima di profonda barbarie che stiamo vivendo e alla deriva xenofoba che fomenta l’odio e accresce le disuguaglianze. Abbiamo adeguato la normativa regionale al testo nazionale, prendendo atto delle nuove disposizioni e delle innovazioni laddove, soprattutto, stabilisce che la pace sia parte integrante e qualificante della legge stessa”.

Cooperazione decentrata. La cooperazione allo sviluppo è l’insieme di tutte le attività che vengono promosse nei vari paesi per esportare concetti come il rispetto dei diritti umani, il superamento delle disuguaglianze di genere, religione e garantire a tutti gli abitanti del pianeta la tutela della vita e della dignità umana. Quella messa in campo dagli enti locali si chiama cooperazione decentrata, e ha il grande vantaggio di agire in modo mirato partendo dalle necessità espresse dalle varie comunità di migranti che vivono sui territori, in questo caso del Lazio.

“Con questa legge – commenta Alessandro Capriccioli, capogruppo di +Europa Radicali – oltre a valorizzare il ruolo centrale delle Ong, abbiamo voluto ribadire l’importanza della cooperazione decentrata, che prevede la partecipazione diretta degli individui, sia dei paesi cooperanti che dei paesi beneficiari, per garantire uno sviluppo reale e sostenibile nel tempo”.

A casa loro. Se c’è uno slogan che in questi anni è stato utilizzato dalla politica per affrontare il tema immigrazione, è certamente ‘aiutiamoli a casa loro’: stilema Salviniano e della destra sovranista ma anche boomerang elettorale per Matteo Renzi, che l’ha fatto proprio nel 2017 creando l’ennesima spaccatura nel Partito democratico. “Mai come oggi – spiega Capriccioli – è vitale rendere autentico il significato dello slogan ‘aiutiamoli a casa loro’, strumentalizzato ad arte come alternativo al concetto di integrazione, ma in realtà complementare all’accoglienza, che a sua volta dev’essere incrementata. Solo così, ‘aiutandoli a casa nostra e anche a casa loro’, sarà possibile influire sulla politica e produrre cambiamenti virtuosi nella società”.

 


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