ROMA – Non si sono fatte attendere le reazioni alla nomina del nuovo direttore dell’Agenzia Italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS) – informa info-Cooperazione, – il punto di riferimento in rete della comunità italiana che lavora nella Cooperazione internazionale con quasi 10.000 operatori di oltre mille ONG – reazioni che testimoniano l’esistenza di visioni diverse sul futuro della Cooperazione italiana dopo la riforma del 2014, che si sono manifestate in modo molto palese già dalle dimissioni della prima direttrice, Laura Frigenti.

“Una controriforma cinquecentesca”. Una tensione durata tredici mesi che oggi emerge dai commenti sui social e viene argomentata in modo chiaro e trasparente dalla persona che più si è esposta a sostegno di un’AICS innovatrice e autonoma, Emilio Ciarlo, attuale responsabile dei rapporti istituzionali e della comunicazione e contendente alla carica di direttore. L’immagine postata sui social il giorno dopo la nomina di Luca Maetripieri è quella – forse un tantino esagerata – della controriforma cinquecentesca della chiesa perché, a detta di Ciarlo, e di tanti altri, la visione che esce vittoriosa da questa selezione è quella di una Cooperazione succube della politica estera, che annulla gli effetti della riforma costruita attraverso la legge 125 varata cinque anni fa.

“Tutori di diritti e creatori di sviluppo, non benefattori”. In un lungo post pubblicato su Facebook, Emilio Ciarlo argomenta il suo disappunto rispetto alla scelta “politica” effettuata dal governo e in particolare dalla Farnesina e conclude con l’annuncio delle sue dimissioni dall’incarico attuale in AICS. Un addio che lascia intendere però la volontà di continuare il suo impegno per la Cooperazione: “E’ il momento di concludere quello che è piedi, poi buon lavoro, è venuto il momento di costruire fuori”, questo il tweet di Ciarlo che accompagna la sua riflessione. “Volevamo che la Cooperazione fosse una Politica. Il contributo dell’Italia a un’idea di globalizzazione dei diritti e dei rapporti internazionali, un modo per essere “creatori” di sviluppo, non pianificatori, non benefattori, non semplicemente caritatevoli.

 


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