Quando l’amore  finisce, sia la coppia etero o gay, non c’è differenza. Litigi o separazioni combattute sono all’ordine del giorno. E se è assodata la triste parità anche nelle rotture sentimentali tra ricatti emotivi con i figli come ostaggi, per gli omosessuali l’addio alla famiglia è ancora più duro. Perché con meno tutele. “Chi ha cresciuto per anni i figli partoriti dalla compagna si ritrova all’improvviso fuori di casa, senza alcun diritto legale a vedere i bambini che considera come suoi, che ha aiutato economicamente e affettivamente a crescere”:, sottolinea l’avvocato  Alexander Shuster.
 
E’ il caso di una giovane coppia di donne venete con due figlie. L’amore è finito e ora, mentre la madre biologica dei piccoli ha trovato una nuova compagna, l’ex si ritrova messa alla porta, non potendo vedere le bambine, partecipare ai compleanni. Cancellata con un colpo di spugna, anche grazie al fatto che per lo stato non esiste.
 
Fino ad oggi.  Per la prima volta, sottolinea Shuster, un giudice apre al diritto della madre sociale, all’ex compagna della partoriente, di rivolgersi direttamente al giudice per rivendicare il diritto a mantenere i rapporti con le proprie figlie quando questo è  interrotto dall’unico genitore riconosciuto in Italia.  “Un passo avanti importante in un Paese in cui il secondo genitore dello stesso sesso può ancora essere messo alla porta con troppa facilità”.

La Corte di Appello ha infatti deciso il reclamo contro la decisione del tribunale dei minorenni di negare il diritto alla madre sociale di ricorrere per tutelare la relazione con le figlie interrotta per decisione unilaterale dalla mamma che le ha partorite  Per il Tribunale ciò non sarebbe consentito dalla normativa italiana.
Le donne avevano entrambe prestato il consenso alla fecondazione assistita realizzata all’estero. La madre “sociale”  ha potuto accudire le bambine fino all’inizio delle elementari mentre nell’ultimo anno, con la coppia separata, ha mantenuto ha mantenuto e si è occupata dei piccoli.

 La Corte, spiega l’avvocato, avalla la nostra tesi ovvero  l’idea secondo la quale c’è un diritto del minore a crescere in famiglia e mantenere rapporti va riconosciuto ad ogni persona che si sia dimostrata idonea a instaurare con il minore una relazione affettiva stabile, dalla quale quest’ultimo possa trarre un beneficio sul piano della sua formazione e del suo equilibrio psico-fisico. “La Corte, di fatto, ritiene applicabile questo principio anche al genitore sociale dello stesso sesso. Il rigetto è motivato dal fatto che il diritto di rivolgersi al giudice sarebbe dipendente dal dato che «un tale rigoroso accertamento di fatto è ancora in corso».

Per la co-mamma: è importate far capire la vulnerabilità in cui si trova il genitore non riconosciuto, alla merce dell’altro che ha pieni poteri.
“Stiamo seguendo sfortunatamente diversi casi di mamme messe alla porta, e stiamo cercando di percorrere tutte le strade possibili per trovare dei rimedi giuridici ad una situazione che, per colpa di dissidi fra adulti, alla fine vede i bambini soffrire. Sono minori privati dall’oggi al domani della figura di un genitore che era presente con il suo amore e le sue cure fino al giorno prima. L’adozione non è la soluzione:  la vulnerabilità del genitore cosiddetto sociale comporta traumi, alienazione parentale. Nel silenzio del parlamento i bambini vanno comunque tutelati”.


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