La concorrenza con le altre bande, i furti negli autogrill mentre andavano in discoteca a scatenare il panico e rubare, le spacconate al telefono su come seminavano “gli sbirri”. Il testo dell’ordinanza del Gip di Ancona sugli interrogatori agli arrestati per la strage della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo sembra il copione per una serie sul crimine. Colpisce la consapevolezza dei ragazzi: “in mezzo alla pista io correvo e scappavo”, dicono non sapendo di essere intercettati, e ancora: “Siamo andati alla festa e sono morti in sei … se ci pensi fa male”.

Nei giorni successivi parlano di quanto accaduto a Corinaldo: “Siamo andati a una festa fra e son morte 6 persone […] E noi potevamo restare lì, o io o (…) o (…) […] Vecchio, spray, iniziava a tossire fra, la gente che urlava, la gente che iniziava a cadere, io ho saltato tre persone fra, ho passato certe cose fra…”. Eppure continuano a mettere a segno i loro colpi, nonostante abbiano vissuto la tragedia: ” “Eh… era quel periodo lì ,. queste le usavamo sempre. Era il periodo che…; (..l.): ‘Gaaasss…’ (…): ‘Era il periodo che… (…): ‘gas, gas, gas’: (…)… ‘andavamo avanti a sgasare. Io le facevo… per riuscire anche a non pagare fra, lo usavamo anche per non pagare. Mamma mia fra ci aveva preso la mano!”. (…) ‘ti ricordi a Firenze, in Toscana, entravi..eri il maestro dello spray'”.

La banda seriale, una “organizzazione per delinquere dedita a rapine e furti”, come l’hanno descritta gli inquirenti, era composta da giovani tra i 19 e i 22 anni e, secondo quanto ha riferito il capo della procura di Ancona, Monica Garulli, “svolgevano prevalentemente lavori saltuari o non lavoravano” e “avevano un tenore di vita abbastanza alto, dovuto anche alle attività delittuose”. La magistrata ha anche spiegato che “quasi tutti hanno precedenti specifici, alcuni anche per furti con strappo” e che “sono stati già arrestati da altre autorità giudiziarie”.

L’ordinanza della Gip restituisce innanzitutto la sistematicità e il modo spietato in cui agiva la banda. Vi si legge la testimonianza di uno dei ragazzi che sono scampati alla calca, che racconta: “Aiutavo un ragazzo a rialzarsi e ho sentito uno strappo alla collanina”, segno che i delinquenti non si sono fermati neanche nel momento in cui la tragedia era in corso. Ma era proprio il panico che volevano, perché uno di loro, intercettato, dice: “Ho spruzzato così tanto in discoteca che subito si è svuotata”.

L’ordinanza indica anche che tra i concerti in cui preferivano organizzare i colpi c’erano quelli trap, soprattutto Sfera Ebbasta, incrociato in un’area di servizio proprio la sera della tragedia di Corinaldo: I ragazzi, si legge nel provvedimento, “rammentano il fatto che, durante il viaggio di ritorno, presso un’area di servizio, avevano incontrato l’artista Sfera Ebbasta” e uno di loro era quasi intenzionato a rubargli la collana: “Se non era stato per i morti te lo giuro (…) lì, gliela faceva”. Nella conversazione si sente uno degli indagati dire “Sfera Ebbasta è solo un pagliaccio (…) lo schifo è una m…, ha rovinato tutto fra”. E un altro: “Pensa fra che affamato, quella sera lui è andato all’Altro Mondo e poi doveva venire lì” ; “doveva fare due serate (…)”. A un certo punto i ragazzi ricordano l’incontro con il trapper: “io lo schifo proprio come persona.., ci stavo per litigare in autogrill lo stavo per bussare quel figlio dì (…) diceva con quella faccia da (…) e la collana così fuori”. E la replica: “la collana quella con la chitarra fra… li se non era stato per i morti te lo giuro (….) lì gliela faceva, lo guardava in un modo…”.

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Erano ormai abili nel loro lavoro sporco: il più grande ha 22 anni, ma vantano esperienza, “Quattro anni fa spruzzavo mentre gli sbirri mi inseguivano” è uno dei racconti degli arrestati riportati nell’ordinanza. Non esitavano a punire chi voleva uscire dal gioco, ma proprio una delle loro vendette ha portato gli investigatori a scoprirli. L’ordinanza parla di una persona che ha denunciato di essere stata picchiata da uno della banda: “Un uomo era stato costretto con minacce o violenze di vario tipo (calci, pugni, percosse mediante l’utilizzo di mazze da baseball o spegnimento di sigarette sul suo corpo) a fare da autista ad alcuni membri della banda dello spray al peperoncino, accompagnandoli presso diverse discoteche ubicate sul territorio nazionale, in occasione di eventi musicali. Una volta all’interno dei locali costoro commettevano furti con strappo di collane o comunque di oggetti preziosi indossati dagli avventori”, scrive la magistrata.

Un autista serviva, a volte prendevano auto a nolo e non le pagavano, la banda si muoveva su tutto il Nord e il Centro. “Perché a Milano io ho rubato più in giro che in discoteca – dice il 21 aprile scorso uno degli intercettati – È un’occasione, Milano è occasione”. Un altro parla di “un’occasione nella quale è andato a rubare in una discoteca della Repubblica Ceca”. E dice “(…) siamo entrati, la serata faceva schifo, era un posto grandissimo mezzo vuoto, io spray per farmi un 40 (riferito al peso e/o ai carati dì una collana) tedeschi di merda, sono venuto fino qua e non ne faccio nemmeno una?”.

 


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