Migliaia di pagine e file sono sotto la lente degli inquirenti che indagano a Roma per corruzione sul sottosegretario leghista Armando Siri. I documenti sono stati acquisiti nel corso delle perquisizioni scattate ieri in appartamenti, sedi delle società, auto e cassette di sicurezza bancarie di Paolo Arata, indagato per corruzione in concorso con il senatore del Carroccio. Gli investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Mario Palazzi, dovranno nei prossimi giorni analizzare bilanci e documentazioni, oltre ai file recuperati da computer e smartphone e altre tracce acquisite da carte di credito, flussi bancari e conti correnti, a caccia di riscontri sugli affari intrattenuti da Arata e i legami che, anche grazie ai rapporti con Siri, era riuscito a stringere con il mondo politico e istituzionale.

Secondo chi indaga, in cambio di 30 mila euro promessi da Arata, il sottosegretario avrebbe “asservito” “l’esercizio delle sue funzioni e dei suoi poteri ad interessi privati – si legge nel decreto con cui sono state disposte le perquisizioni, una quindicina, eseguite ieri –  tra l’altro proponendo e concordando con gli organi apicali dei ministeri competenti per materia (Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, Ministero dello Sviluppo economico, Ministero dell’Ambiente) l’inserimento in provvedimenti normativi di competenza governativa di rango regolamentare (Decreto interministeriale in materia di incentivazione dell’energia elettrica da fonte rinnovabile) e di iniziativa governativa di rango legislativo (Legge Mille proroghe, Legge di Stabilità, Legge di Semplificazione) ovvero proponendo emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per il cosiddetto ‘mini-eolico'”.

Per la procura, Siri era la chiave di Arata per arrivare ai luoghi di potere ma, stante anche il fatto che la norma che più interessava all’imprenditore non venne mai approvata, al momento non è dato sapere il reale peso politico che ebbe il rapporto tra i due.

L’indagine partita dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, e della quale è arrivata a Roma la sola tranche che riguarda i rapporti tra Arata e Siri, fa tremare il Carroccio e coinvolge, nel fascicolo siciliano, l’imprenditore Vito Nicastri, ritenuto dagli inquirenti vicino ad ambienti di mafia e attualmente ai domiciliari.

Il senatore, dopo aver chiesto di esser sentito dai magistrati di Piazzale Clodio, ribadisce di “non sapere nulla di questa vicenda” e, mentre infuria la polemica politica, resta senza deleghe, sospese, in via cautelativa, dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli.


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