Soldi in cambio della restituzione di qualcosa che è stato rubato: ecco cos’è il cavallo di ritorno. Una pratica ovviamente illegale, tecnicamente un’estorsione che viene messa in pratica dai ladri o da chi è venuto in possesso di qualcosa che è stato rubato – una borsa, un cellulare, uno scooter, un’auto – e si mette in contatto con il proprietario per ottenere denaro in cambio della restituzione dell’oggetto.

È per questo tipo di estorsione che Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma, stava intervenendo nel quartiere Prati. Un termine gergale che anche i carabinieri utilizzano per definire la situazione in cui il militare si è trovato.

Cerciello Rega e il suo collega stavano facendo un controllo su due nordafricani, che trasportavano una borsa sospetta, probabilmente rubata poco prima a una donna. Secondo una primissima ricostruzione la donna avrebbe chiamato il suo cellulare e preso accordi con i ladri per riavere la borsa ma all’incontro si sarebbero invece presentati i militari, avvisati dalla vittima. A quel punto sono stati aggrediti.

Come nasce il temine cavallo di ritorno

Il modo di dire, più in generale, indica qualcosa, spesso una voce o una notizia, che torna al punto di partenza e deriva dall’uso che si faceva dei cavalli a noleggio che, giunti a destinazione, dovevano poi tornare indietro per cui potevano essere noleggiati a minor prezzo.  

In linguistica si usa per indicare un termine che, arrivato in una lingua come prestito da un’altra, torna alla lingua di origine con significato diverso.

 


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