ROMA – L’inchiesta della Procura di Perugia sul mercato delle nomine al Csm non sembra aver insegnato nulla alla magistratura italiana. L’abisso in cui sta precipitando la sua reputazione torna infatti a spalancarsi sotto la spinta di nuove intercettazioni che documentano due circostanze.

La prima: Riccardo Fuzio, Procuratore generale della Cassazione, e in quanto tale membro di diritto del Csm e titolare dell’azione disciplinare promossa nei confronti di Luca Palamara (oggi in Consiglio si terrà la prima udienza), era nella manica dello stesso Luca Palamara. Diciamo pure una sua appendice di corrente (entrambi appartengono ad Unicost). Al punto da incontrarlo, il 21 maggio scorso, per discutere dell’operazione e dei voti che avrebbero dovuto eleggere il Procuratore generale di Firenze Marcello Viola Procuratore di Roma e per metterlo al corrente di alcuni dettagli dell’inchiesta per corruzione nei suoi confronti a Perugia.

La seconda, figlia della prima: per due settimane, dal 16 giugno scorso, quando Repubblica e altri quotidiani avevano reso noto l’esistenza di quell’intercettazione, Fuzio ne ha dissimulato il contenuto, degradandolo a banali “discussioni sulla vita interna della corrente”. E quindi, proteggendosi dietro l’appello rivolto al Capo dello Stato al plenum il 21 giugno (“Si volti pagina”) e scommettendo sul silenzio complice del Consiglio (che il testo di quella intercettazione conosce da quindici giorni), ha confidato che il “segreto” tenuto artificialmente in vita sul suo contenuto avrebbe consentito di sollevarlo da una decisione non procrastinabile. Quella di dover rassegnare le proprie dimissioni, come le più elementari ragioni di responsabilità e decoro istituzionale avrebbero dovuto e dovrebbero a maggior ragione oggi suggerirgli di fare. L’intercettazione del 21 maggio, dunque.

L’amico “Riccardo”

Mancano due minuti alle 22. E Fuzio, che per Palamara è semplicemente “Riccardo” e che Palamara cerca ossessivamente dal 15 maggio, da quando sa di essere indagato a Perugia per corruzione, discute di ciò di cui non dovrebbe. Vale a dire di quello che il Paese in quel momento ancora ignora. Di un’inchiesta a carico del magistrato che ha di fronte (Palamara), di cui è stata data comunicazione al suo ufficio e che dunque lui, Pg di Cassazione, potrebbe trovarsi a dover perseguire disciplinarmente (cosa che farà solo il 14 giugno a scandalo ormai deflagrato). Non solo. Gliene svela i dettagli, rassicurandolo sui buoni uffici spesi con il vicepresidente del Csm David Ermini affinché quell’indagine non sia un problema nella corsa che Palamara ha lanciato per ottenere dal Csm la nomina a procuratore aggiunto di Roma. Di più: Fuzio discute con Palamara dell’alchimia correntizia che deve assicurare la nomina di Viola, di quale potrebbe essere il suo voto e quello dello stesso Ermini e di quanto ha saputo delle raccomandazioni del Quirinale. Fa anche domande sul dossieraggio che deve deturpare l’immagine del procuratore uscente Giuseppe Pignatone (“il fratello pigliava i soldi da Amara?” ) e sull’esposto del magistrato (Stefano Fava) che deve saldare i conti con lo stesso Pignatone e il suo procuratore aggiunto Paolo Ielo.

“Ho rassicurato Ermini”

L’intercettazione che il Trojan, lo spyware nello smartphone di Palamara, registra è disturbata da rumori di fondo. Spesso monca. Fuzio confessa a Palamara che non ha capito bene come debba regolarsi sulla nomina del nuovo Procuratore di Roma: “Mi avete detto prima di farlo presto… poi si sono spaventati di questo fatto che può venire fuori uno sputtanamento su di te e nessuno mi ha detto di questa storia di Fava”. Quindi, lo stesso Fuzio sembra voler rassicurare Palamara riferendogli quanto lui stesso avrebbe riferito al vicepresidente del Csm Ermini proprio a proposito dell’inchiesta di Perugia: “Io a lui l’ho rassicurato, perché gli ho detto che quando questa cosa è venuta fuori, a settembre, tu me l’hai detta”. Il Pg aderisce all’idea che si tratti di un’iniziativa a orologeria e riferisce a Palamara quanto avrebbe detto in proposito ad Ermini: “È chiaro che l’informativa è partita e poi è stata bloccata (…) E tu mi devi dire, come mai dopo un anno non esce nulla? Non solo. Come pensate di gestire questa tempistica voi che ritenente che sia contro Luca?”. Fuzio non si contiene. Perché a Palamara spiega che anche sul conto di Fabrizio Centofanti, il lobbysta che gli ha pagato alberghi, viaggi e regali, ha fatto sapere che non ci si debba preoccupare: “Te sto a dì che era uno conosciuto da un sacco di gente. Frequentava i palazzi. Non bisogna confondere”. Confida poi le indicazioni che sono arrivate dal Quirinale sulla procedura da tenere per la nomina del Procuratore di Roma: “Qualche indicazione da Mattarella. Ma perché non fate le audizioni? Perché dovete dare l’impressione del pacchetto? Perché cominciare dall’ultimo (dei procuratori scaduti, ndr)?”

I due passano dunque a fare i conti del “teatro” – lo chiama così Fuzio – che, in plenum, deve eleggere Viola. E concordano su come annichilire la mossa con cui Giuseppe Cascini, della corrente Area, vuole provare a far saltare il tavolo. Se – concordano – Area, una volta compresa che il candidato Lo Voi non avrà i voti, appoggerà la candidatura di Giuseppe Creazzo, non bisognerà far altro che lui, Fuzio, ed Ermini si astengano per far mancare a Creazzo la maggioranza.

“I viaggi di Adele”

È tuttavia poco prima di congedarsi, che Fuzio dimentica anche solo l’opportunità del “dover essere” di un giudice. Palamara lo sollecita sull’informativa della Guardia di Finanza a Perugia che riguarda gli omaggi ricevuti da Centofanti. “L’unico modo per controbattere l’informativa è poter darle l’archiviazione, se no che cazzo faccio giusto? Però rimane l’informativa che mi smerda… non l’ho mai letta… qual è l’importo di cui si parla? Si può sapere?”. Fuzio non si fa remore: “Si…ci stanno le cose con Adele… (l’amica Adele Attisani, ndr)… e il viaggio a Dubai…” . Palamara insiste: “Viaggio a Dubai…Quant’è? Ma quanto cazzo è se io… allora… e di Adele…cioè in teoria…va bè me lo carico pure io… quanto… quant’è, a quanto ammonta?” . Fuzio lo tranquillizza: “Eh…sarà duemila euro”.

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