ROMA – Un piatto, una storia. Tra ingredienti e preparazioni si snodano i racconti di persone che arrivano da lontano e sono giunte in Italia tutte con lo stesso scopo: costruirsi un futuro migliore. Loro sono i cuochi del ristorante Gustamundo, realtà della periferia romana che ha deciso di dare l’opportunità a rifugiati e richiedenti di cucinare e ai clienti di scoprire il gusto autentico della loro terra d’origine. 

Cucine senza frontiere: dai piatti etnici, le storie di chi arriva da lontano

Così, tra i fornelli, ripetendo azioni che affondano radici nella memoria e nelle tradizioni del paese d’origine, le parole scorrono più facilmente. Ricordi di feste, di occasioni speciali riaffiorano grazie a gesti e odori familiari. La cucina diventa luogo di comprensione e preparare i piatti dell’infanzia un modo per alleviare lo stress e il dolore di un futuro incerto.

Tagliando un peperone, cuocendo il Domoda, oliando la sfoglia per preparare la Baklava i temi che si presentano sono molteplici. Dalla violenza delle prigioni libiche agli abusi sulle donne fino al ricordo di gesti di solidarietà che spiccano in un contesto di prevaricazione e annientamento. 

Cucine senza frontiere: dai piatti etnici, le storie di chi arriva da lontano

C’è Amona che è partita da sola a piedi nonostante non fosse mai uscita di casa senza esser accompagnata e per mesi ha camminato per raggiungere l’Italia, suo sogno da bambina. In lei la forza della disperazione che si traduce in emancipazione da un ruolo marginale all’interno del contesto familiare. 

Le si affianca la dolcezza di Buba che con un sorriso aperto affronta la vita giorno dopo giorno nonostante tutta la sofferenza vissuta, le umiliazioni inflittegli dai libici e l’incertezza del quotidiano.  

Le battaglie si mescolano come gli ingredienti. Quella di Zaynab è stata al centro del dibattito politico italiano per mesi. Nata e cresciuta a Vicenza per 17 anni, è stata portata con l’inganno in Libia dal padre che le ha tolto il permesso di soggiorno. Adesso, a 21 anni, sfidando il volere paterno ha sposato l’uomo che amava ed è tornata in Italia con un barcone. Lo Ius soli le avrebbe permesso di tornare da cittadina senza dover affrontare il lungo e tortuoso iter della richiesta d’asilo e mettere in pericolo la propria vita.

In comune c’è la passione per il cibo e la voglia di andare avanti, nonostante le difficoltà burocratiche, il clima politico e il dolore di quello che è rimasto lontano. La speranza è trovare qualcuno che abbia voglia di ascoltare e magari scoprire profumi e sapori che non avrebbe immaginato di gustare.


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Mario Calabresi
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