ROMA – Da top a (quasi) flop. La marcia indietro è innestata, testimone attendibile la prima parte di campionato. Alcuni degli assi delle ultime edizioni della Serie A non hanno praticamente ingranato, almeno in zona gol, dal primo fischio dell’arbitro. Da Milinkovic Savic (e Luis Alberto, per restare in zona Lazio) a Perisic, poi Simeone, Belotti, Dzeko, se vogliamo anche Hamsik e Callejon, mai sinora all’asciutto in questa fase del torneo. Pochi, pochissimi gol, in calo anche gli assist. In alcuni casi ha influito il mercato estivo, c’è poi il peso delle fatiche dei Mondiali russi ma influisce sulla produzione offensiva anche il cambio di modulo. Con tanti dubbi per gli allenatori, ma la svolta può essere dietro l’angolo.

MILINKOVIC E LUIS, GLI ENIGMI DI INZAGHI – Spesso, un fantasma. O controfigura del peso massimo dal piede al mele che ha praticamente dominato lo scorso anno in campionato. Un’estate ai Mondiali, in sordina, poi il mercato, diviso tra top club, Real Madrid e Manchester United, con la quotazione ipotizzata per lui da Lotito, 150 milioni o non ci siede neppure al tavolo. E invece si è seduto il serbo, sinora un gol e un assist nella prima fetta di torneo (14 e nove, nella passata stagione). E ha fatto perdere le tracce anche Luis Alberto, l’altro segreto mai nascosto della Lazio passata, anche lui gol, assist, un trequartista con il passo della mezzala, merce rara e ambita in Europa. E invece. Le statistiche riportano appena un gol ma soprattutto nessuna assistenza gratuita per i compagni, che poi è (era) la specialità della casa. Inzaghi lo ha atteso, coccolato, ora spesso gli preferisce Correa, in attesa del suo risveglio per la corsa alla Champions League.

L’ASSENZA DI IVAN – A Milano sono abituati alla classe ondivaga del croato, alla luna alterna, tra pause e magie. Ma, complice il Mondiale russo che ha lasciato scorie nel motore, specie a quelli arrivati fino in fondo alla competizione, Perisic sinora è stato proprio l’asso che più è mancato a Spalletti, anche più di Nainggolan. Due reti, altrettanti assist (nello scorso torneo invece doppia doppia da 11 e 11), ma in questo caso i numeri non riportano la sua assenza fisica, emotiva dalle gare. Anche per l’ala croata l’estate aveva portato idee nuove, tipo il passaggio al Manchester United, il mercato potrebbe tornare di moda tra qualche mese. Nel frattempo l’Inter ha bisogno di lui, Icardi non è infinito.

SIMEONE, DZEKO, BELOTTI, LA CRISI DEL “9” – Era un tris d’assi su cui puntare, anche al fantacalcio. Specie sull’argentino della Fiorentina, il figlio del Cholo che lo vorrebbe portare all’Atletico Madrid, 14 timbri e cinque assist (e 12 reti nell’esperienza precedente al Genoa) come biglietto da visita per questa stagione. Simeone, Chiesa, Pjaca, le armi della Viola, la squadra più giovane del torneo. Per ora Simeone non sfonda, due reti e un assist in 12 gare, senza lo smalto, la forza di pressare sempre e comunque sui difensori avversari. E lo stesso bottino ha finora portato a casa Dzeko per Di Francesco, ma il bosniaco è un caso particolare, subisce il fascino della Coppa, delle gare in notturna: cinque reti in Champions League e un dominio tecnico ed emotivo sulle gare che trascende le cifre, mentre in campionato la mira è sfiorita, forse anche le motivazioni e la fatica, con Schick che non ingrana per sgravargli un po’ di minutaggio dal contachilometri. E anche Belotti era fermo a due reti sino al penultimo turno, con la doppietta alla Sampdoria, forse il segnale della ripartenza, dopo una decina di giornate in avaria, poco presente in zona rete, assai lontano dalla quotazione che gli ha riservato il patron Cairo due anni fa, Mister 100 milioni.

MAREK E CALLEJON, LE VITTIME DI CARLO – Il primo era mezzala con presenza fissa oltre i dieci gol in quasi tutte le stagioni (11) in maglia azzurra, pochi in Europa come lui, anche se con reti e assist in calo nell’ultima stagione con Sarri. Lo spagnolo (anche 15 reti cinque anni fa, in era Benitez), per Sarri era un totem, tra gol, assist, sudore e sacrificio. Con la fine della rivoluzione sarrista e l’arrivo di Ancelotti, il posto nello scacchiere è variato per entrambi: lo slovacco si è spostato in mediana, prima regista basso nel 4-3-3, ora assieme ad Allan nel 4-4-2, tanto possesso palla, classe e verticalizzazioni, le difficoltà del nuovo ruolo e l’assenza in zona gol, anche meno tiri in porta. Il ruolo di incursore ora è diviso tra Fabian Ruiz e Zielinski, l’erede designato. Per Callejon invece stessa fascia ma qualche metro indietro, tornante, anche terzino destro, con il francese Malcuit in campo. E anche lui zero reti ma con assist decisivi. Ma Ancelotti e le statische li attendono.


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