ROMA. Otto progetti per “Ripartire dopo il sisma”, un obiettivo che a quasi tre anni dal terremoto che ha sconvolto il Centro Italia sembra ancora lontanissimo da raggiungere: li ha presentati oggi a Roma il centro studi bolognese Nomisma, che ne ha curato anche il progetto di fattibilità. Dalla creazione di un sistema di produzione di latte ovicaprino biologico alla valorizzazione dell’ingente patrimonio di seconde case a fini turistici, dalla generazione di un sistema di trasporto a chiamata alle farmacie rurali e ai villaggi Alzheimer.
 
Progetti selezionati sulla base di quatto criteri: “Prospettive di mercato in crescita, sostenibilità economico finanziaria, potenzialità di gemmare in altri progetti o di sviluppare filiere, capacità di intercettare investitori”. L’obiettivo è combattere lo spopolamento progressivo inserendosi in un tessuto economico già estremamente labile prima che il terremoto lo paralizzasse. Sono iniziative “anche di contenute dimensioni” di cui Nomisma ha elaborato pre-fattibilità, quantificazione economica dell’investimento e impatto occupazionale stimato. Eccole:
 
Filiera zootecnica “Ovicaprino bio”
Costituzione di una filiera zootecnica industriale incentrata su produzione, lavorazione e commercializzazione di latte caprino biologico e prodotti derivati (yogurt, latticini). Nomisma indica la necessità di una formalizzazione tecnica che presuppone un percorso di adeguamento del sistema produttivo a una logica di filiera e la realizzazione di un centro di lavorazione del latte per ognuna delle 4 regioni dell’area del sisma in due annualità per un valore d’investimento pari a 660mila euro l’anno. Si passa attraverso la conversione da aziende zootecniche convenzionali al biologico con riqualificazione degli animali, riorganizzazione delle aziende per ottenere maggiore efficienza e l’apertura di strutture veterinarie a sopporto.
 
Prosciutto di Norcia
Il prosciutto di Norcia contribuisce al 32% del valore della produzione zootecnica, che a sua volta incide per il 46% su quella agricola della regione.  Nel 2017 erano stati censiti 3.723 allevamenti suini pari al 23,9% degli allevamenti zootecnici per un totale di circa 190.000 capi, ma il 76% di questi allevamenti (2.847 unità) sono risultati essere di tipo familiare (per autoconsumo) e solo il 13% (495 unità) da ingrasso ed il 10% da riproduzione (381 unità). Il progetto prevede un investimento mirato per costruire una filiera suinicola industriale incentrata su allevamento, macellazione, lavorazione e commercializzazione di animali provenienti dall’area del sisma, per “riportare il valore aggiunto della parte a monte della filiera suinicola (allevamenti, colture foraggere) all’interno del territorio regionale”. Nomisma stima il minimo di investimento a garanzia di una redditività di filiera in 66 milioni di euro comprensiva di allevamento, macellazione, lavorazione delle carni e altre lavorazioni per una produzione media di 2.000 prosciutti la settimana con 240 posti di lavoro oltre a quelli per l’allevamento.
 
Valorizzazione delle seconde case
Per Nomisma nel ripristinare e riqualificare il patrimonio e le infrastrutture esistenti e danneggiate dal sisma è importante intercettare i nuovi target turistici sfruttando le nuove tendenze di viaggio e le opportunità offerte dalle tecnologie informatiche. I viaggiatori richiedono soggiorni più brevi legati a gusti, percorsi e cultura dei luoghi. Avendo sul territorio un’elevatissima incidenza di seconde case, per Nomisma questo patrimonio opportunamente valorizzato potrebbe generare posti di lavoro ed un impatto economico rilevante.  Il progetto vede la creazione di 4 strutture specializzate, una per regione, coordinate a livello centrale da un partenariato tra il Pubblico e i proprietari di seconde case. Le 4 strutture si occuperanno del marketing,  promozione, manutenzione e gestione a partire dall’accoglienza del turista. Per l’avvio del progetto Nomisma stima un minimo di 1.900 case (meno del 2% del patrimonio abitativo vuoto): in Umbria 250, in Abruzzo 350 unità, nel Lazio 400 e 900 nelle Marche. L’investimento è stimabile in 3,8 milioni di euro per il primo anno e 3,6 milioni per il secondo con un pareggio del conto economico a partire dal secondo anno. La gestione potrebbe creare 104 posti di lavoro diretti (51 nelle Marche, 17 nel Lazio, 22 in Abruzzo e 15 in Umbria) più l’indotto per il turismo.
 
Trasporto a chiamata
Nell’area del cratere solo il 6% degli intervistati da Nomisma utilizza mezzi pubblici: l’84% usa quasi sempre l’auto. Nomisma propone lo sviluppo di un sistema integrato di trasporto a chiamata di breve/medio raggio che consenta di raggiungere i punti di interesse senza dover potenziare servizi di linea difficilmente sostenibili nel tempo. Il progetto prevede il coinvolgimento di operatori privati e stima 91 utenti al giorno per 22.750 passeggeri l’anno, 18mila dei quali pagherebbero il viaggio a tariffa piena e gi altri con agevolazioni tariffarie. Si stimano 30 corse giornaliere per 124.000 chilometri annui. I costi di realizzazione al primo anno di operatività del servizio sono pari a 450.000 euro; il contributo dell’utenza è inferiore al 10%.
 
Farmacie rurali
Nomisma propone un sistema di cure domiciliari che attribuisca alle farmacie un ruolo strategico a partire dalla ricezione delle domande di assistenza domiciliare integrata: nei comuni disagiati le farmacie costituiranno una “succursale” del distretto sanitario, con centri di ascolto e pacchetti personalizzati di assistenza socio-sanitaria: post-ricovero, domiciliare e ospedaliera, fisioterapica… Per realizzare il progetto serviranno 1,8 milioni di euro.
 
La Fondazione di comunità
Nomisma prevede la creazione di 4 fondazioni, una per Regione, con il compito di supportare progetti che predisposti dalla comunità. La dotazione economica perverrebbe sia da fondi strutturali sia da donazioni. I costi sono di 870 mila euro il primo anno, 480 mila euro il secondo e il terzo. Per Nomisma porterebbe alla realizzazione di opere legate al bene comune e all’interesse generale tarate sulle reali esigenze del territorio.

I “complessi residenziali multigenerazionali”
Creare modelli di residenza “con l’obiettivo di favorire forme di coabitazione fondate sui valori e sulla pratica della solidarietà e della mutualità”. Formule di residenza multigenerazionali per anziani autosufficienti o con limitazioni funzionali minime, famiglie, giovani e studenti. Si prevede un canone sociale mensile di 200-250 euro al mese.
 
Il villaggio per i malati di Alzheimer
Il progetto propone la realizzazione di uno spazio dedicato alla cura dell’Alzheimer nelle fasi iniziali della malattia ispirato ai “villaggi Alzheimer” di Monza e Cardano: un villaggio integrato in un contesto urbano che possa incoraggiare una vita attiva per quanto possibile normale con laboratori, attività culturali e servizi ricreativi. Il costo dell’intervento per una struttura capace di accogliere 100 posti letto è compreso tra 70.000 e 100.000 euro a posto letto.




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