“VENGO da una famiglia di imprenditori: mio padre ha aperto ristoranti e mia madre organizza eventi. E proprio lavorando nei ristoranti ho imparato cosa vuole dire ‘ospitalità'”. Si presenta così Davide Dattoli, 28 anni, raccontando le sue origini non lontane e cosa c’è dietro ai traguardi già raggiunti. Come l’ultimo: è stato selezionato da Forbes tra i 30 talenti under30 per la tecnologia e l’innovazione. Con lui nella lista anche un italo-svizzero. Ma il talento italiano di Dattoli si spiega soprattutto con Talent Garden, di cui è fondatore, “il più grande network di coworking europeo, dove facciamo in modo che ogni giorno la gente si senza davvero a casa”. Obiettivo: far coesistere e collaborare professionisti e freelance, ‘techies’, ‘startupers’ e investitori, e con loro “tutti coloro che si impegnano quotidianamente nel creare relazioni, prodotti e carriere”, si legge su Forbes che ha inquadrato il fenomeno premiando i migliori del settore.

Tecnologia al servizio del benessere, oltre come fonte di sostentamento. E’ questo l’architrave che sembra sostenere il progetto per il quale Dattoli ha raccolto finanziamenti per 12 milioni di dollari dimostrando che “l’innovazione non nasce solo a San Francisco o a Londra”, chiarisce ai microfoni di Forbes, ma attecchisce laddove ci sono le idee e la capacità di organizzarle in progetti concreti, supportando l’innovazione. E’ così che ha preso forma ed è cresciuta la “famiglia globale” su cui Dattoli ha scommesso, quel “giardino di talenti” con sede a Milano che tiene la barra dritta nonostante la crisi economica formando ogni anno dai 200 ai 500 giovani pronti a buttarsi a capofitto nelle nuove opportunità. Tutte da inventare, è chiaro. Dalla ‘scuola’ di Dattoli escono programmatori, esperti di Big Data e marketing digitale, la maggior parte della quale a fine corsa trova lavoro, manager compresi.

Ma tra i talenti nati negli anni ’90 e premiati da Forbes ci sono anche giovani, uomini e donne, che stanno trasformando le professioni già esistenti grazie a nuove tecnologie e intelligenza artificiale. Come Phoebe Hugh, fondatrice di Brolly, società di assicurazioni con sede a Londra che in partnership con altri colossi del settore offre servizi di analisi e consulenza personalizzata per fare risparmiare tempo e soldi ai clienti. Assieme a Hugh nella lista dei giovani talenti compaiono anche Sergi Baños Lara, cto di Wefox, e Barney Hussey-Yeo, cofondatore della londinese CleoAI, entrambi nel ramo della finanza con finanziamenti importanti alle spalle per lo sviluppo di AI.

sviluppa AI per la gestione finanziaria di investimenti e assicurazioni; Barney Hussey-Yeo, cofondatore della londinese CleoAI, has raised $14 million for his AI tool that helps people better manage their finances. Carlos Pierre, fondatore e ceo di Badi, is running a Barcelona-based platform that uses machine learning to match tenants, roommates and landlords based on their preferences, personalities and interests. He’s raised $45 million in the process.

 






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