ROMA – Entra nel vivo in Commissione Giustizia alla Camera la discussione sul disegno di legge Pillon e gli altri ddl collegati. E l’opposizione sale sulle barricate. Davanti a Montecitorio il presidio lanciato dalle femministe e dalle donne dei centri antiviolenza: le attiviste hanno srotolato due striscioni di 50 metri l’uno, con i nomi dei primi 150mila firmatari della petizione su Change.org che chiede il ritiro del ddl.
 
A promuovere il sit-in D.I.Re-Donne in rete contro la violenza, Casa internazionale delle donne, Non una di meno, Cgil, Arci, Rebel Network, Udi e Cismai. In piazza Francesca Koch, della Casa delle donne, Raffaella Palladino, presidente di D.I.Re, la deputata Rossella Muroni, e a sorpresa è arrivata anche Fiorella Mannoia. Tra le manifestanti molte parlamentari del Pd, che con Valeria Valente chiede al M5S “di concretizzare le tante dichiarazioni”, e sottolinea che “questo disegno di legge non può essere emendato perché intriso di una cultura profondamente distante dal nostro punto di partenza”.
 
“Le donne sono qui – aggiunge la senatrice dem Monica Cirinnà – per chiedere il ritiro di un testo pericoloso, nefasto e oscurantista. Il ddl peggiora la condizione delle donne nel nostro Paese, nelle famiglie dove avviene oltre il 90% dei maltrattamenti e dei femminicidi”. “Ci sono dissidi nella maggioranza”, aggiunge, con riferimento alle parole del sottosegretario M5S Vincenzo Spadafora che dopo il convegno di Verona aveva annunciato il ritiro del ddl, “ma quel che accade oggi è la prova che il governo è in mano alla Lega. Spadafora aveva detto: il testo non esiste più, oggi è incardinato in Commissione Giustizia. Un sottosegretario che si fa smentire dai fatti dimostra la pochissima autorevolezza della forza politica che rappresenta”.
 
“Il giochino è svelato: la maggioranza vuol far passare il ddl Pillon sotto mentite spoglie, inserendo qualche giro di parole per fingere di averlo modificato”, denuncia Beatrice Brignone, segretaria di Possibile. “Ma la nostra posizione non cambia: non ci sono possibilità di emendare quel testo, bisogna cestinarlo. Il Movimento 5 Stelle  aveva promesso di stopparlo, e invece ci ritroviamo al punto di partenza”.

 


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