Sono al vaglio degli investigatori le telecamere di videosorveglianza della zona per risalire al responsabile dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, ex capo ultras della Lazio noto come Diabolik, ucciso ieri sera nel parco degli Acquedotti a Roma son un colpo secco alla testa. Intanto la procura indaga per omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso.  Il fascicolo sulla morte di Diabolik è affidato ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia, coordinata dal procuratore facente funzioni Michele Prestipino.

in riproduzione….

Gli uomini della Squadra mobile di Roma sono al lavoro per far luce sul delitto avvenuto intorno alle 19, quando era ancora giorno. Gli investigatori stanno in queste ore stanno ascoltando diversi testimoni per acquisire elementi utili alle indagini. Oggi sarà eseguito  l’autopsia al policlinico Tor Vergata l’autopsia. I risultati, secondo quanto si apprende, saranno disponibili in 60 giorni.

A quanto ricostruito finora, il killer indossava una tuta da jogging, probabilmente per mimetizzarsi tra le persone che a quell’ora corrono nel parco, e ha avvicinato alle spalle Piscitelli che era seduto su una panchina sparando un unico colpo all’altezza dell’orecchio sinistro. Poi è stato visto scappare a piedi su via Lemonia facendo perdere le sue tracce.

L’amico: “Aveva debiti di droga”

 “Aveva debiti per questioni di droga, e quando nel 2016 gli hanno sequestrato tutto il patrimonio, compresa la villa dove abitava, non si e’ piu’ rialzato”. Lo racconta all’Agi, Vincenzo, ex ultra’ della Lazio, e grande amico di Piscitelli. “Ultimamente – aggiunge – ci sentivamo poco. Ho dei figli da tutelare e so’ uscito da certi giri”. Certo e’ che a parere di Vincenzo le lotte tra ultras rivali c’entrano davvero poco con l’omicidio, avvenuto ieri alle 19 al parco degli Acquedotti, in zona Tuscolana. “Tra tifoserie non ci si comporta cosi’. Io e Fabrizio abbiamo preso coltellate a Bergamo, dopo una partita tra Atalanta e Lazio, era diversi anni fa, sono stato anche ricoverato in ospedale”, racconta Vincenzo che aggiunge: “Nessuno ti spara alle spalle per questioni di tifo, questa e’ roba da criminali”.

Il ricordo degli Irriducibili

I fiori, “Ciao Fabri'”, la fascia bianco celeste, la tela con la scritta Diablo e l’inconfondibile immagine di Diabolik, il personaggio dei fumetti dal quale il leader degli ultras Lazio, aveva preso in prestito il nome. Davanti alla sede degli Irriducibili di via Amulio, sulla Tuscolana, si piange, si portano fiori e si preparano pensieri per raccontare uno dei protagonisti più noti e controversi della tifoseria della capitale. Nessun commento ufficiale, ci penseranno loro, assicurano. “Fabrizio ora è dentro ognuno di noi”, si limitano a dire.

in riproduzione….

 “E’ veramente difficile accettare una morte, ma quasi impossibile accettarla quando questa arriva ad una persona amica”. Inizia così il ricordo personale da parte del fondatore degli Irriducibili, Antonio ‘Grinta’, un uomo che fin dagli anni 70 insieme e Goffredo Lucarelli, ‘il Tassinaro’ e a tanti altri ha concorso a scrivere pagine di storia della tifoseria biancoceleste. Questa notte sul ponte di via degli Annibaldi, al Colosseo, è comparso lo striscione “Diablo vive”.

“Abbiamo passato i cinquanta anni chi da un bel po’ chi da poco – scrive Grinta in un ámessaggio che sta circolando tra i tifosi laziali – quella generazione ‘strana’ dello stadio , bambini o semi ragazzetti nel 1974, ragazzi nel 1979 il derby della morte..quasi uomini nel 1987 con la nascita di un nome. Ricordi infiniti e indelebili: il bar a via Tuscolana per chiamare quei ragazzi ‘cor core’, per le trasferte e i derby. Tanti ricordi tante cose, le mie discussioni con Fabrizio, le nostre chiacchierate infinite sulla nostra malattia di essere ultras laziale. Ragazzi di ogni quartiere di ogni ceto sociale si vedevano due volte alla settimana per la passione chiamata ‘tifosi del tifo della Lazio'”.

Le minacce ai giornalisti

“Ormai chiunque ritiene di poter ‘molestare’ i cronisti che esercitano il diritto di cronaca nel pieno rispetto dei valori racchiusi nell’articolo 21 della Costituzione”. Dichiarano Raffaele Lorusso e Beppe Giulietti, segretario e presidente della Fnsi, ricordando che “questa mattina sono state lanciate minacce e insulti contro chi cercava di documentare l’assassino di  Piscitelli, un evento drammatico, di assoluta rilevanza sociale e che ripropone il tema della presenza di bande aggressive e sanguinarie nel centro di Roma. Per loro sfortuna i molestatori sono stati ripresi e le loro minacce registrate e documentate, Siamo certi – continuano Lorusso e Giulietti – che le autorità competenti riusciranno ad individuarli e a sanzionarli come previsto dalla legge. Diventa sempre più urgente, anche alla luce dei ripetuti episodi di questi giorni, prevedere una aggravante specifica per chi cerca di impedire il libero esercizio di un diritto costituzionale e di un dovere civico”.

 


SITO UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml

Caffeshop