ROMA – Il diabete è una “epidemia emergente” che, in Africa, non trova una risposta strutturata a causa della fragilità dei sistemi sanitari locali. L’allarme viene lanciato dalla ong “Medici con l’Africa Cuamm”, nella  Giornata mondiale del Diabete, ricorrenza voluta nel 1991 dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS). Con il sostegno di WDF (World Diabetes Foundation). Solo più di 2.200 le persone, europei ed africani, che lavorano in Cuamm, in 24 ospedali distribuiti in otto Paesi dell’Africa sub-Sahariana (Angola, Etiopia, Mozambico, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania, Uganda) e 105 centri di salute in Angola, Etiopia, Sierra Leone e Mozambico (dove l’impegno contro il diabete è sostenuto oltre che da WDF, anche dall’AICS, Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo).

Gli interventi. Vanno dalla prevenzione alla diagnosi e cura: fanno screening per le donne in gravidanza e per i neonati, formano gli operatori sanitari e forniscono equipaggiamento e attrezzature per la diagnosi. Oggi, per sensibilizzare, hanno organizzato nelle principali piazze di Luanda (Angola), Maputo e Beira (Mozambico), Freetown (Sierra Leone) e Addis Abeba (Etiopia) iniziative per coinvolgere la popolazione. Tutti insieme, stanno facendo un grande cerchio, con indosso T-shirt blu, il colore della lotta al diabete. Un gesto simbolico per “accerchiare” questa malattia dimenticata in contesti come quello africano.

Le ragioni della diffusione in Africa. Perché il diabete si sta diffondendo cosi tanto anche in Africa? E’diventato un problema molto serio per popolazione. Due sono i motivi: “il primo è il grandissimo numero di bambini malnutriti che quindi hanno maggiori possibilità di sviluppare il diabete da grandi. Il secondo motivo è che il diabete si sta diffondendo soprattutto nei grandi centri urbani dove le persone, per far fronte a un’alimentazione carente e alla mancanza di acqua pulita, sono costretti, quando possono, a ricorrere a cibi dolci e bibite zuccherate”, spiega  Andrea Atzori, responsabile dei Rapporti Internazionali di Medici con l’Africa Cuamm.  Per la malnutrizione, si sta intervenendo con il progetto “Prima le mamme e i bambini. 1000 di questi giorni e con diagnosi precoce e trattamenti, in stretta collaborazione con le associazioni locali che si occupano di questa malattia”.


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Mario Calabresi
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