ROMA. Per produrre un paio di jeans ci vogliono in media 3.800 litri d’acqua, 12 metri quadrati di terreno e 18,3 Kw/h di energia elettrica, a fronte di un’emissione di 33,4 kg di CO2. Ogni anno nel mondo vengono prodotti 3 miliardi e mezzo di jeans, vale a dire 6.650 al minuto, 3.325 ogni 30 secondi, per soddisfare una domanda d’acquisto di 2 miliardi di capi l’anno.

L’installazione. Per comprendere la forza della pressione che l’industria del tessile esercita sull’ambiente e il mondo del lavoro arriva a Milano “The fashion experience – La verità su quello che indossi”, installazione multimediale a ingresso libero promossa da Mani Tese, che racconterà ai visitatori, attraverso un percorso ad alto impatto emotivo, i restroscena più oscuri di questa filiera produttiva. Aperta a tutti, la mostra sarà visitabile gratuitamente in Piazza XXIV Maggio dal 21 al 30 giugno 2019, con i volontari e le volontarie della ong che accompagneranno il pubblico lungo un percorso suddiviso in tre parti.

Capi usa e getta. L’industria dell’abbigliamento negli ultimi 15 anni è cresciuta in modo vertiginoso: la produzione di capi è quasi raddoppiata, e la durata media del ciclo di vita dei prodotti è crollata in modo inversamente proporzionale. Si stima infatti che l’utilizzo medio di vestiti e accessori sia diminuito del 36% tra il 2000 e il 2015, e che i capi più economici che vengano indossati solo 7 o 8 volte prima di essere scartati.

Un fenomeno, quello della “fast fashion”, fomentato da un’offerta ogni anno più ricca di vestiti e accessori a prezzi ridotti. “L’installazione – spiega Giosuè De Salvo di Mani Tese – punta a diffondere una nuova consapevolezza e a sensibilizzare rispetto al rovescio della medaglia di questo modello”.

Schiavitù moderna. Drammatica la situazione anche dal punto di vista sociale: la filiera rappresenta infatti la seconda industria più esposta al rischio di forme di schiavitù moderna, in particolare di donne e minori, e si stima che nel mondo siano 152 milioni i bambini costretti a lavorare in questo mondo, 73 milioni dei quali alle prese con lavori pericolosi.

I casi di sfruttamento riguardano tutta la filiera, dalla raccolta nei campi di cotone al confezionamento nei laboratori artigianali e nelle grandi fabbriche. I bambini possono lavorare fino a 12 ore al giorno, nella speranza di guadagnare, da adulti, uno stipendio medio che non supera i 200 dollari al mese.

La mostra è un’iniziativa co-organizzata con il Comune di Milano e rientra nell’ambito del progetto “New Business 4 Good. Educare, informare e collaborare per un nuovo modo di fare impresa” promosso da Mani Tese in collaborazione con altri partner e cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo


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