I lupi danno la zampa. Ma i lupi, anche se dal documentario potrebbe sembrare, non sono esattamente “lupetti” boy scout. Sono i lupi di Lealtà Azione (il simbolo è appunto un lupo), associazione metapolitica di estrema destra che si ispira a ex gerarchi delle SS naziste e che in Italia rappresenta il volto ufficiale del circuito razzista e antisemita Hammerskin (nati da una frazione del Ku Klux Klan negli Usa, seconda metà degli anni 80).

Succede che al mondo dei “lealisti” – soprattutto ai giovani del movimento – SkyTg24 e SkyAtlantic hanno dedicato un docufilm andato in onda domenica in prima serata. Il lavoro, realizzato dal regista monzese Andrea Bettinetti, si intitola Crescere Neofascisti – “Viaggio all’interno dell’universo Lealtà Azione”. Ma il viaggio mandato in onda da Sky sta provocando forti polemiche in rete. Totale mancanza di contraddittorio, una rappresentazione quasi celebrativa, e comunque fortemente edulcorata, dell’attività del gruppo neofascista i cui capi, va ricordato – e anche di questo non c’è traccia nel docufilm – sono pregiudicati per pestaggi politici e aggressioni a sfondo razziale. Sono le critiche che da più parti – associazioni e partiti di sinistra, Anpi, Osservatorio sulle nuove destre – stanno piovendo dopo la messa in onda del documentario. Che è stato inserito nel ciclo “Il racconto del reale”.

“Forse ho sbagliato io – dice Andrea Bettinetti -. Ho sbagliato nel dare per scontato che tutti noi sappiamo chi sono i fascisti. E nel ritenere che alcune immagini che ho mostrato in apertura e in chiusura bastassero a far capire al pubblico chi e che cosa stavo raccontando”. Il docufilm mostra i giovani di Lealtà Azione versione boy scout, impegnati in attività di volontariato e iniziative solidaristiche: aiuti alle famiglie povere nella periferia milanese, distribuzione di pacchi alimentari, cura dei monumenti cimiteriali (ovviamente al Campo X del cimitero Maggiore, dove sono sepolti centinaia di militari della Rsi). E poi l’aspetto aggregativo, le escursioni, la natura, la condivisione dei valori “Dio, patria e famiglia”. Insomma tutta la retorica che da tempo contraddistingue il doppio volto dei partiti e delle formazioni neofasciste. Ma, appunto, quello che manca, o che l’inchiesta tralascia, è l’altro volto: quello della pura propaganda fascista, delle manifestazioni di intolleranza, la lotta ad alzo zero contro gli immigrati, il razzismo. E i nomi del pantheon dei militanti di Lealtà Azione: l’ex generale belga delle SS, Leon Degrelle, e Cornelius Zelea Codreanu, fondatore della Guardia di Ferro romena (a cui si ispira anche Forza Nuova).

“L’assenza di contraddittorio è voluta. Non volevo fare il solito servizio su fascismo e antifascismo – spiega Bettinetti travolto dalle critiche -. Volevo raccontare perché i giovani si avvicinano a queste formazioni”. Cinquantacinque anni, di Monza, Bettinetti racconta che l’idea e il primo contatto per il docufilm gli viene da un ex compagno del liceo diventato poi un militante di lungo corso di Lealtà Azione. “Mi hanno chiesto che cosa avrei voluto raccontare: gli ho detto quello che mi interessava e allora mi hanno dato l’ok”. Loro, i neofascisti, s’intende. Insomma, pare di capire che la condizione era: va bene, entra pure con le telecamere, purché racconti quello che ci hai promesso. E così è stato. Ma l’iter del documentario è stato anche tortuoso. “Da subito Sky ha espresso delle perplessità. Proprio sull’assenza di contraddittorio e sull’immagine che usciva dal racconto e dalle interviste fatte a questi giovani. Motivo per cui il film è rimasto congelato due mesi. Mi hanno chiesto di modificare delle parti e inserirne altro – racconta Bettinetti -. L’ho fatto. Ma sull’assenza di contraddittorio ho ribadito che secondo me non ci voleva”. Sta di fatto che Sky decide di mandarlo in onda. E, da subito, l’emittente viene travolta da critiche e proteste. Alle ultime elezioni del 4 marzo Lealtà Azione – su precisa indicazione dei suoi capi, Stefano Del Miglio e Giacomo Pedrazzoli (entrambi condannati per lesioni gravi, all’inizio il reato era tentato omicidio) – ha sostenuto la Lega di Matteo Salvini con gazebo e iniziative elettorali. Stefano Pavesi, militante di LA, è stato eletto nelle liste della Lega in un municipio milanese. E vicini a LA sono anche due deputati salviniani, Max Bastoni e Igor Iezzi. L’ufficiale di collegamento tra LA e la Lega? Mario Borghezio, già cerniera tra Salvini e CasaPound.


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Mario Calabresi
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