Nella stanza che prima era dedicata al posto fisso dei carabinieri ci sono adesso due barelle: quella del padre e del figlio. Sono stati sistemati lì Marco Ricci e il figlio quattordicenne, in attesa delle dimissioni. Nel frattempo è arrivata l’iscrizione sul registro degli indagati per omicidio per l’ex convivente della vittima del delitto di Carini, Annamaria Scavo. La donna è stata uccisa da due colpi, profondi, di tagliabalsa alla gola dentro al negozio di scarpe che gestiva da sei anni. Dopo l’interrogatorio davanti al pm e ai carabinieri, Marco Ricci, 41 anni, è sotto inchiesta per la morte di Annamaria Scavo, 36 anni, sgozzata con un tagliabalsa. E, d’altronde, è Marco Ricci a dirlo a Repubblica.it che ha avuto modo di intervistarlo: “Le ho tolto quel taglierino dalle mani dopo che aveva tagliato le vene a nostro figlio e a me e le ho dato due colpi alla gola. Uno a destra e uno a sinistra”. Una confessione che lui giustifica col fatto che “ero stanco, volevo finirla. Lei ci aveva feriti entrambi. Cosa dovevo fare?”.

“In negozio ero arrivato con mio figlio perché lui voleva parlare con la madre che da due mesi non si faceva vedere”, continua Marco Ricci, poco distante da lui c’è il ragazzino disteso sulla barella. Piange. “Io sono rimasto fuori perché con lei non ci parlavamo più. Seguiva da mesi i testimoni di Geova, le avevano detto di allontanarsi dalla famiglia. Ho sentito a un certo punto gridare mio figlio e allora sono entrato lì dentro”, ricostruisce Marco Ricci. Il suo racconto è al vaglio degli inquirenti che, coordinati dal procuratore aggiunto Annamaria Picozzi, continuano senza sosta su una dinamica che, ancora, appare ingarbugliata. “Lei ha avuto una discussione col bambino, che avrebbe rimproverato di essere andato lì da lei per avere soldi. Poi ha sferrato i primi colpi ai polsi dinnostro figlio”, dice Marco Ricci, ferito anche al collo e alle braccia. Gli investigatori, sin dalle prime battute delle indagini, non si sono convinti della ricostruzione.
 

Il rapporto di Marco Ricci e Annamaria Scavo si era incrinato circa un anno fa. La Scavo aveva presentato nell’ottobre del 2018 una denuncia per lesioni, lui l’aveva querelata per violazione degli obblighi di assistenza familiare. “In questi casi – spiega il procuratore aggiunto Annamaria Picozzi, che si occupa di reati contro le fasce deboli – quando si tratta di episodi singoli e non ci sono condotte che si protraggono nel tempo, come ad esempio per lo stalking o maltrattamenti, si procede davanti al giudice ndi pace”. “Condotte episodiche, però – spiega – sono a volte reati cosiddetti sentinella, spie cioè di situazioni che possono portare a drammatici epiloghi, per questo ho dato direttive di dare un’attenzione particolare a casi apparentemente isolati”.
 


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