“Facendo seguito a notizie imprecise in precedenza diffuse, si ritiene opportuno specificare quanto segue ai fini di una corretta informazione che può essere ora fornita essendosi solo ieri sera concluse le attività che questo ufficio aveva delegato alla squadra mobile della questura di Torino, con facoltà di sub delega”. Comincia così il comunicato stampa diramato dal procuratore capo di Torino Armando Spataro, che ha reso noti i particolari dell’operazione contro la mafia nigeriana “anticipati” in un tweet dal ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha provocato una durissima polemica tra il magistrato e il vicepremier leghista.

Oggi Spataro ha ribadito: “Non devo chiarire niente con Salvini – ha detto – L’operazione era ancora in corso. Nessuno aveva dato la notizia che le indagini erano finite”. A sua difesa è sceso in campo anche il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, a margine di un convegno sulla legge Severino: “Credo la battuta che ha fatto il ministro dell’Interno su Spataro – dice Cantone – sia stata fuori luogo. Poi, sullo specifico, non sono in grado di dire se effettivamente ci fosse stato un rischio o meno per la fuga di notizie perchè per fortuna non ce ne sono stati”.

“Io credo – ha aggiunto Cantone – che nei confronti di Spataro bisogna avere un grande rispetto perchè ha dimostrato nella sua vita e nel suo impegno professionale di essere un magistrato con la schiena dritta, di aver fatto delle cose di grande valore e, quindi, credo che meriti rispetto”. Al capo della procura di Torino, ha proseguito il presidente dell’Anticorruzione, “credo che bisogna riconoscere quello che ha fatto e dire con chiarezza che è invece un danno per la magistratura e per il Paese che vada in pensione perchè è stato fondamentale per la magistratura italiana”.

L’inchiesta ha portato all’arresto di 6 persone, accusate di associazione di stampo mafioso. Altri sei indagati sono rimasti latitanti. “Le operazioni delegate – continua Spataro – si sono concluse solo ieri sera (non prima), a Padova, dove è stata eseguita una delle misure predette nei confronti di una indagata, non catturata nei giorni scorsi e tuttavia ricercata sulla base di precisi elementi che ne facevano prevedere la reperibilità. Non sono stati effettuati, dunque, fermi o arresti di iniziativa della polizia giudiziaria”.

Spataro tiene a sottolineare che “la Procura della Repubblica di Torino è l’unica competente in ordine alla direzione delle indagini, al rilascio della delega per la esecuzione di provvedimenti cautelari e alla gestione e autorizzazione alla diffusione delle conseguenti informazioni (nella specie, concordate – come sempre – con la Polizia Giudiziaria)”. La procura – prosegue – “ha potuto emettere solo nella mattinata odierna il presente comunicato stampa per non compromettere l’esito delle operazioni delegate che non si erano concluse  il 4 dicembre, ma che – come si è detto – lo sono state, ieri sera, con il previsto arresto a Padova. Non si possono fornire altre informazioni, dovendosi peraltro rispettare le valutazioni del Giudice procedente all’esito degli interrogatori di garanzia”.

Il bilancio dell’operazione: “Sulla base delle fonti di prova raccolte dalla squadra mobile di Torino – scrive ancora Spataro – il 16 novembre 2018, a seguito di richiesta della Dda di questo ufficio, il Gip del Tribunale di Torino ha emesso 15 ordinanze di custodia cautelare (di cui 14 in carcere ed una agli arresti domiciliari) nei confronti di altrettanti indagati per i reati di associazione di tipo mafioso ex art. 416 bis (contestato a 9 indagati) e reati connessi in tema di favoreggiamento di immigrazione illegale (contestato a 3 indagati), favoreggiamento/sfruttamento della prostituzione (contestato a 6 indagati) e introduzione nel territorio dello Stato di ovuli contenenti cocaina per  235,7 grammi netti (contestato a 3 indagati)”.

La querelle, tuttavia, rischia ora di provocare una crisi nella giunta dell’Associazione nazionale magistrati. Anm che, peraltro, è lo stesso Spataro a bacchettare: “Mi sorprende il silenzio della giunta dell’Anm e mi sorprendono anche le dichiarazioni del presidente dell’Anm: si tratta di sottolineare le competenze esclusive dell’autorità giudiziaria. Non ci sono contrasti o toni che io debba abbassare dato che non li ho mai elevati”.

Ad aprire la crisi nell’Anm potrebbe ora essere Area ,il gruppo delle toghe progressiste, che in una nota definisce “non sufficiente” la presa di posizione del presidente dell’Anm Francesco Minisci perchè “ricerca un’equidistanza rispetto a questioni e valori in relazione ai quali la posizione della magistratura associata non può che essere netta e precisa”. Area aveva proposto alla giunta l’adozione di un documento dai toni molto più decisi, che “riaffermasse, in capo a tutti, rappresentanti delle istituzioni inclusi,il dovere del riserbo e del rispetto delle prerogative della magistratura e che, soprattutto, stigmatizzasse in maniera netta i toni dileggianti e irrispettosi, per la persona e per l’istituzione giudiziaria”.Ma ha incassato una “netta chiusura” da parte della “maggioranza”. “Questo modo di interpretare l’Anm non ci appartiene” , afferma il gruppo che chiede di discutere della questione nella riunione del 15 dicembre del Comitato direttivo centrale.


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