ROMA – Il virus dell’Ebola non da’ tregua alla Repubblica Democratica del Congo (RDC). Secondo l’Oms, l’epidemia in corso è seconda solo a quella in Africa occidentale che ha ucciso più di 11.300 persone qualche anno fa. Il ministero della salute di Kinshasa, nel suo ultimo aggiornamento di ieri su Twitter, ha segnalato finora 273 decessi, 471 casi totali, 423 confermati e 48 probabili. Sempre secondo il dicastero, “senza le squadre che hanno vaccinato più di 41 mila persone finora – le équipe di Medici Senza Frontiere (Msf) sono tra queste –  questo focolaio potrebbe aver già visto più di 10 mila casi“. L’Oms parla di “una sfida poliedrica” e rimane “fiducioso che il focolaio possa essere contenuto“.

Il rischio di espansione è molto alto. “I centri sanitari pubblici e privati, che proseguono con pratiche inadeguate di prevenzione e controllo delle infezioni – avverte l’Oms – continuano a essere la principale fonte di amplificazione dell’epidemia“. Secondo gli esperti “il rischio che l’epidemia si possa diffondere ad altre province nella Repubblica democratica del Congo, così come nei paesi vicini, rimane molto alto“. L’epidemia di Ebola continua a diffondersi soprattutto in Nord Kivu e, nelle ultime settimane, ha raggiunto la città di Butembo e nuove aree isolate difficili da raggiungere, anche a causa del conflitto in corso.

Le nuove aree urbane colpite. L’epidemia in corso è la decima e la più grave mai registrata in RDC da quando il virus è stato scoperto nel 1976 vicino al fiume Ebola, nel Paese allora conosciuto come Zaire. Quarant’anni dopo, nonostante una massiva e coordinata mobilitazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, del Ministero della Salute congolese e di organizzazioni medico-umanitarie come MSF, il virus mortale continua a diffondersi. Le nuove aree urbane colpite sono la città di Butembo, quella di Kalenguta, 25 chilometri più a nord, e quella di Katwa, 30 chilometri più a est. In tutte queste località si registra un aumento di casi confermati e una certa resistenza da parte delle comunità. Per ora, i casi emersi al centro della città di Butembo sono limitati, ma stanno aumentando rapidamente nei sobborghi orientali e nei quartieri più isolati.

La testimonianza di un medico coordinatore. “Siamo molto preoccupati per la situazione epidemiologica nell’area di Butembo – dice Chiara Montaldo coordinatore medico di MSF – sappiamo che questa epidemia sarà lunga e che dobbiamo aumentare i nostri sforzi per controllarla. D’accordo con le autorità, abbiamo preso la decisione strategica di estendere le nostre attività per essere più vicini alle popolazioni colpite e formare le persone chiave all’interno delle comunità per raggiungere i pazienti e i loro familiari.”

Gli interventi per contrastare l’epidemia. Gli sforzi per raggiungere i pazienti sospetti nelle aree isolate hanno dato i primi risultati. Nuovi casi sono stati individuati e trasportati a Butembo, dove Msf gestisce un Centro di trattamento Ebola, in collaborazione con il Ministero della Salute, la cui capacità è stata recentemente aumentata a 64 posti letto. Nel frattempo, per aiutare a contenere l’epidemia, sono state rinforzate le attività di decontaminazione dei centri di salute che hanno ospitato pazienti infetti e di vaccinazione degli operatori sanitari impegnati in prima linea. Finora 2.000 operatori hanno ricevuto il vaccino per l’Ebola.
 


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Mario Calabresi
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