ROMA – “Eccolo, lo tengo in cassaforte…guardate, si vedono ancora i fori dei proiettili”. Ruben mostra, tra le mani, un cartoncino ingiallito dal tempo. E’ la copertina di un libricino: c’è scritto “CATHOLIC PRAYER BOOK FOR THE ARMY AND THE NAVY. PRO DEO ET PATRIA”. Trascorre, interminabile, un attimo di silenzio, di profonda commozione. Sullo schermo del computer si cristallizza, in quell’immagine, una vita intera. Una pagina di piccola-grande storia.

Siamo in una sala del Comune di Montebuono, paesino nella provincia di Rieti, e intorno al computer si stringe un gruppo di persone emozionate. Tra di loro tre anziani più emozionati di tutti: Tommaso Abati, Nello Luchetti e Alfredo Sapora. Lo schermo restituisce l’immagine in movimento del libricino di preghiere nelle mani di un altro signore anziano, circondato dalla famiglia: è Ruben A.Valdez ed è collegato, via Skype, dal Colorado. Lui è il fratello di Paul H. Valdez, uno degli otto soldati americani che il 13 aprile del 1944 furono trucidati dai nazisti all’eremo di San Benedetto, una chiesetta in cima al colle che sovrasta Montebuono. La strage l’abbiamo raccontata su Repubblica e, ora, il cerchio si chiude in questo dialogo a distanza tra uomini separati soltanto dal tempo e dall’oceano. Lontani, ma vicinissimi nel cuore. Quel libricino era nella giacca di Paul quando venne fucilato insieme ai compagni.

I tre anziani da questa parte dello schermo nel 1944 erano bambini e ricordano bene quei giorni tremendi. Le loro famiglie avevano aiutato la “banda di fratelli” che si era nascosta nell’eremo dopo essere scampata al bombardamento di un treno di prigionieri alleati: gli avevano dato cibo e conforto, nonostante la presenza dei tedeschi in paese: “Una sera – racconta Tommaso – mentre i soldati nazisti bevevano nell’osteria accanto alla nostra casa, uno degli americani bussò alla porta per chiedere un po’ di pane. Mio padre rischiò la vita per aiutarli…”. Un altro racconto che emerge dall’oblio: “Il giorno dopo l’eccidio, salimmo all’eremo. Papà, che pure aveva combattuto la Grande Guerra, diceva di non aver mai visto uno scempio del genere…”.

Dall’altra parte dell’oceano Ruben Valdez trattiene a stento le lacrime: “Avevo solo sette anni quando ho perso mio fratello. Era uno dei quattro fratelli al fronte, l’unico che non è tornato…Ricordo bene la disperazione di mia madre”. E mostra un altro foglio riemerso dall’oblio: il telegramma con il quale l’esercito comunicava a Elsie Valdez che il figlio era “missing in action”: “Poter parlare oggi con le persone che si sono prese cura di lui – dice Ruben –  è una cosa immensa. Onorando Paul, avete onorato tutta la mia famiglia”. E la famiglia Valdez appena possibile farà un viaggio a Montebuono: “Vi aspettiamo”!, ha detto il sindaco, Fausto Morganti, chiudendo il collegamento.

Ricordiamo ancora una volta la “banda di fratelli” che hanno finito la propria esistenza davanti all’eremo di San Benedetto: il soldato semplice Robert C. Carnathan, Compagnia C del 157° Regimento di fanteria, 21 anni, di Union County Mississippi; il soldato scelto Charles Dyda, Compagnia C del 157°, 24 anni, di Cambria County Pennsylvania; il soldato scelto Ben Espinosa, 753° Battaglione tank, 24 anni, di Saguache County Colorado; il soldato scelto George W. Kerr, 753° tank, 24 anni, Canyon County Idaho; il soldato Clarence E. Moody, Compagnia C del 157°, 20 anni, di Raleigh County West Virginia; il soldato Robert J. Rankl, 135° Regimento di fanteria, 20 anni, di Pittsburgh Pennsylvania; il soldato Woodrow W. Thomas, Compagnia C del 157°, 32 anni, di McDowell County West Virginia; il caporale Paul H.Valdez, Compagnia C del 157°, 26 anni, di Las Animas County Colorado.  Ragazzi che oltre settant’anni fa, insieme ad altre centinaia di migliaia, hanno lasciato da un giorno all’altro le loro case, i loro affetti, le loro semplici esistenze per andare a combattere la guerra che ci ha reso tutti liberi.
 


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