LA TUBERCOLOSI è una malattia infettiva entrata spesso nel dibattito politico negli ultimi anni perché colpisce molti migranti. Anche oggi il ministro dell’interno leghista Matteo Salvini ha ribadito, dopo aver detto che tutti hanno il diritto alle cure, che “agli immigrati purtroppo va il record di tbc e scabbia”. Il vicepremier ha risposto a Marcello Lanari, direttore della pediatria di urgenza del Sant’Orsola di Bologna, che al congresso dei medici dei bambini aveva detto che certe malattie “non sono causate dai migranti, come qualcuno vuole far credere, ma dall’aumento della povertà”.

Ecco come stanno le cose. I dati sulla tubercolosi li raccoglie Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Nel 2017 in Italia i casi segnalati sono stati 3.944, cioè 6,5 ogni 100.000 abitanti. Tra i malati, gli immigrati sono circa i due terzi, cioè 2.600. Va chiarito che il numero di casi negli ultimi anni non è cresciuto, anzi, a partire dal 2010, quando le notifiche erano circa 7,8 ogni 100.000 abitanti, c’è stata una continua decrescita, fino al 2015, quando sono risalite per poi scendere di nuovo, appunto, nel 2017. Dunque, dal punto di vista sanitario non c’è alcun allarme e comunque il numero assoluto di casi (all’interno del quale comunque cresce la quota di migranti) resta contenuto in un Paese da 60milioni di abitanti come il nostro.

E del resto, in Europa, l’Italia è tra i Paesi dove l’incidenza è più bassa. Nei Paesi dell’Unione infatti la media è di 10,7 per 100.000 abitanti in quelli europei fuori dall’Unione si sale a 56,3. Per fare alcuni esempi, hanno più casi dell’Italia il Belgio (8,6), la Croazia (8,9), la Francia (7,7), la Germania (6,6), l’Ungheria (7), la Polonia (15,2), il Portogallo (17,5), la Spagna (9,8), il Regno Unito (8,5). La situazione è peggiore nei Paesi dell’Est, con la Russia che arriva al 79,3.

Giovanni Rezza, responsabile delle Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità spiega che “La tbc è una malattia della povertà insieme a Hiv e Malaria, come ha detto l’Oms. Non è però diffusa solo in Paesi poveri. Ci sono moltissimi casi anche nell’Europa dell’Est, ad esempio”. Riguardo all’ipotesi che sia portata dagli immigrati, Rezza dice: “Ci sono due categorie di cui tenere conto. Intanto tra gli italiani la maggior parte dei casi riguardano anziani, che magari erano stati infettati da giovani. La malattia si latentizza e non dà segni di sé finché il microbatterio si sveglia a causa di una immunosoppressione, anche dovuta a altre patologie. L’altra categoria è quella degli immigrati, in genere più giovani. Si tratta di persone che magari vengono da Paesi dove c’è una grande diffusione della malattia.

L’infezione se la portano dietro e poi in una certa percentuale di casi la sviluppano anche per le condizioni di vita precarie e in generale povere in cui si trovano in Italia”. Il contagio comunque non è facile. “Il fatto che il numero dei casi sia stabile negli ultimi anni ci dice che tanti contagi non ci sono. Per trasmettere la malattia ci vuole un contatto abbastanza stretto e prolungato, non basta andare sullo stesso autobus”. L’ultimo focolaio di malattia scoppiato nel nostro Paese, tra l’altro, è partito da un’italiana. Nell’aprile scorso nel trevigiano si sono contati una sessantina di casi, partiti da una maestra che non si è fatta controllare dal medico malgrado avesse i sintomi di un problema respiratorio perché temeva di avere un tumore. Riguardo alle terapie, “in un Paese avanzato come il nostro – dice Rezza – la tbc è curabile. Le forme pericolose, quelle multiresistenti ai farmaci, da noi si vedono poco”.

Discorso assai diverso vale per la scabbia. “Quello è un problema banale. Si tratta di una parassitosi cutanea, non mette a rischio la vita – chiude Rezza – Si cura facilmente con i farmaci. Di certo è un altro mondo rispetto alla tubercolosi”.


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