ROMA. Almeno 20 morti e 50 feriti: questo il bilancio dell’attentato che ha colpito l’edificio del Green Trends Movements a Kabul, sede dell’ufficio di Amrullah Saleh, politico afgano in corsa per la vice presidenza con l’attuale Presidente della Repubblica Islamica Ashraf Ghani. Diverse persone armate si sono asserragliate nell’edificio per sei ore prima di essere uccise dalle forze di sicurezza, ha spiegato il portavoce del Ministero dell’Interno, Nasrat Rahimi. Tre dei responsabili sono stati neutralizzati, mentre Saleh è rimasto lievemente ferito. Almeno 150 i civili conivolti e messi subito al sicuro con difficili operazioni di evacuazione.

L’attentato è caduto – probabilmente non a caso – durante il primo giorno di campagna elettorale per le elezioni che si terranno il 28 settembre e che vedranno sfidarsi 18 candidati alla Presidenza. Tra questi anche l’attuale presidente, Ashraf Ghani, il Ceo per il governo di unità nazionale, Abdullah Abdullah, e l’ex consigliere alla sicurezza nazionale, Hanif Atmar.

La raffica di esplosioni ha subito riportato alla mente gli attentati che la capitale afgana ha affrontato lo scorso ottobre durante le elezioni legislative, incassando il più alto numero di vittime civili mai registrato durante una giornata elettorale (dati UNAMA – United Nations Assistance Mission in Afghanistan). Allora furono 435 i civili colpiti (56 morti e 379 feriti), nel corso di ben 108 episodi accertati di violenza legata alle elezioni.

“Al centro chirurgico di Emergency per vittime di guerra, – spiega Marco Puntin, program coordinator dell’associazione presente a Kabul dal 2001 – abbiamo ricevuto 11 pazienti. Tra di loro c’è anche una bambina di meno di un anno. Siamo preoccupati che sia un promemoria della violenza che ha caratterizzato le precedenti tornate elettorali”.

Il centro chirurgico dell’associazione umanitaria offre cure alle vittime di guerra e, solo nei primi cinque mesi del 2019, ha accolto ben 1414 pazienti, il 15% dei quali con meno di 14 anni. “Ogni giorno, – continua Puntin – nel nostro ospedale arrivano in media nove nuovi pazienti: il 56% con ferite da arma da fuoco, il 32% da schegge e mine”.

Secondo un rapporto Onu, nella prima metà del 2019 le forze pro-governative afghane, inclusi gli alleati Nato, avrebbero ucciso più civili di quanto abbiano fatto gli insorti (717 contro 531), segnando un drammatico record in 18 anni di conflitto. I raid aerei, compiuti soprattutto da caccia Usa, avrebbero ucciso 363 persone, tra cui 89 bambini.


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