Non vorrebbe essere chiamato eroe. Emanuele Crestini era un uomo buono, con una eccezionale carica di umanità e un altissimo senso delle istituzioni. Per lui restare all’interno del municipio in fiamme, tra fumo e polvere che avvelenavano l’aria, pur di assicurarsi che venissero messi in salvo tutti i cittadini e tutti i dipendenti, era normale. Lo considerava un dovere prima di tutto morale. Concepiva così la vita e l’impegno politico.

E quel maledetto 10 giugno scorso, quando la rottura di una condotta del gas ha scatenato l’inferno a Rocca di Papa, essere un primo cittadino tra i cittadini è costato la vita al sindaco. “Dobbiamo far uscire tutti”, continuava a ripetere mentre, dopo l’esplosione, all’interno degli uffici comunali mancava il respiro. “Dobbiamo essere sicuri che siano tutti al sicuro, cittadini e dipendenti”, ha ripetuto anche quando i soccorritori cercavano di farlo salire in ambulanza.

Chiamava per nome i dipendenti, voleva notizie dei bambini della scuola vicina. Con il suo corpo voleva quasi fare da scudo alla sua città ferita. Si è convinto ad andare in ospedale soltanto quando i carabinieri gli hanno giurato che tutti gli edifici distrutti, a partire dal Comune, erano stati evacuati. Quel tempo trascorso in mezzo all’inferno, coperto di polvere e con ustioni sul 35% del corpo, non gli hanno lasciato scampo. Ha lottato come un leone. Gli stessi medici sembravano convinti che il peggio fosse passato. Ma la notte scorsa, nello stesso giorno in cui era stato eletto sindaco, Crestini si è spento in un letto dell’ospedale Sant’Eugenio. Il dolore è enorme.

Il sindaco di Rocca di Papa era amato dai suoi concittadini e rispettato anche dagli avversari. Non a caso non si contano più i messaggi di cordoglio, sia quelli istituzionali che quelli della sua gente, di chi lo ha conosciuto. I social network ne sono invasi. Crestini, dopo un’esperienza da consigliere comunale d’opposizione, era stato eletto sindaco nel giugno 2016, sconfiggendo al ballottaggio, con oltre il 60% delle preferenze, la candidata del centrosinistra Silvia Sciamplicotti. Aveva raccolto la sfida con un esperimento civico vero, con “Insieme per Rocca di Papa”,  e lo aveva fatto con un messaggio che per lui era un imperativo: “Lavorare concretamente per noi, per tutti noi, per tutti i cittadini”. Proprio quello che Crestini ha cercato di fare dal momento in cui ha preso tra le mani il timone dell’amministrazione castellana, senza spaventarsi dei debiti, delle difficoltà, delle accuse di impreparazione rivolte a chi si affaccia alla politica. Si dedicava al suo incarico a tempo piano, mettendo da parte la sua attività nel Bar Roma di Frascati.

Era un sindaco deciso a soddisfare le piccole e grandi esigenze dei suoi cittadini e che non rinunciava a sognare. Grazie alla sua caparbietà era così tornato a nuova vita il centro equestre dei Pratoni del Vivaro, realizzato per le Olimpiadi del 1960 e per anni poi vittima di un degrado profondo. Si era impegnato per la demolizione della selva di ripetitori abusivi sul monte Cavo, nel cuore del Parco dei Castelli Romani, e per trasformare la sua città in una città realmente accogliente. Crestini non si spaventava infatti neppure davanti alle battaglie scomode. Guardava agli uomini e non ai voti. Ecco dunque che era stato il primo sindaco, dopo l’approvazione della legge Cirinnà, a celebrare tra Roma e provincia un’unione tra due omosessuali, due parrucchieri rocchigiani. “Credo profondamente che l’unione tra due persone si debba basare sui valori profondi dell’amore, sul rispetto, sulle libere convinzioni”, aveva dichiarato.

Aveva aperto Rocca di Papa anche ai migranti della nave Diciotti mentre, lo scorso anno, iniziava a soffiare impetuoso quel vento elettoralmente pagante dei porti chiusi. E pur di difendere i diritti dei cittadini, senza badare al colore della pelle, alla religione e all’orientamento sessuale, a volte si era messo anche contro qualche esponente della sua maggioranza. Fare il sindaco per Emanuele Crestini era una missione, un atto d’amore. Amava i suoi cittadini e amava di un amore profondo la sua bambina. Tutto finito dopo la terribile esplosione del 10 giugno, quattro giorni prima del suo quarantasettesimo compleanno. Anche se lui non vorrebbe sentirselo dire Crestini, sindaco sul cui volto era sempre dipinto un affettuoso sorriso, è stato un vero eroe ed è riuscito anche in un’altra operazione eroica, quella di far tornare a provare affetto e passione per la politica a centinaia di cittadini.

 


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