TARANTO – “Le sospensioni decorreranno a far data dall’1 luglio 2019 per le successive 13 settimane. Allo stato è ipotizzabile una ripresa del mercato e della domanda a valle di detto periodo, fatta salva la verifica della necessità di eventuale proroga ai sensi della vigente normativa”.

Lo spiega il documento consegnato ai sindacati, a firma di Annalisa Pasquini e Cosimo Liurgo di ArcelorMittal Italia, in cui l’azienda conferma la necessità del ricorso alla Cassa integrazione ordinaria che interesserà un numero massimo di circa 1.400 dipendenti al giorno del siderurgico di Taranto.

ArcelorMittal ha detto di dover ricorrere agli ammortizzatori sociali a causa della grave crisi di mercato. “Compatibilmente con le esigenze tecnico-produttive, i dipendenti  appartenenti a categorie, livelli e qualifiche destinatari delle sospensioni ed in numero eccedente le risorse impiegate, potranno essere avviati a rotazione, fatti salvi i caso di peculiari esigenze”. E’ in corso un incontro tra azienda e sindacati per discutere sia della cassa integrazione che delle graduatorie relative ad assunti ed esuberi.
 

Le reazioni

“Nello sciopero nazionale dei metalmeccanici del 14 giugno, la questione di ArcelorMittal Italia, con l’avvio della cassa integrazione a Taranto per 1400 addetti, dovrà essere centrale”. Lo dichiara Biagio Prisciano, segretario Fim Cisl Taranto, dopo l’incontro. “Come Fim, oggi abbiamo detto all’azienda che non possiamo accettare una cassa integrazione a scatola chiusa, comunicataci al telefono meno di 24 ore prima, senza fare un approfondimento di merito, senza capire esattamente la situazione” afferma Prisciano. La Fim ha espresso le sue critiche per il fatto che meno di un mese fa, nell’incontro a Taranto, l’ad di Arcelor Mittal Italia, Matthieu Jehl, non ha affatto parlato di ricorso alla cassa integrazione, pur essendoci già scoppiata la crisi dell’acciaio, ma ha solo dichiarato che l’obiettivo di sei milioni di tonnellate annue di produzione veniva spostato dal 2019 al 2020.

I lavoratori cominciano ad essere stanchi e per noi Arcelor Mittal Italia rischia di essere inaffidabile”. Lo dice Francesco Brigati, della Fiom Cgil di Taranto, dopo l’incontro a Taranto. “Non è possibile che l’azienda ci incontri il 6 maggio e ci dica che, a fronte della crisi di mercato, lo stabilimento di Taranto non subirà alcunché, oltre allo spostamento dell’obiettivo di produzione a 6 milioni di tonnellate annue dal 2019 al 2020, e allora la crisi era già evidente e manifesta, e poi un mese dopo ci prospetta la cassa integrazione con un quadro per niente rassicurante” afferma Brigati.

“E’ chiaro che a questo punto Arcelor Mittal Italia rischia di non essere presa più sul serio da noi, di non essere affidabile” prosegue Brigati. “Non vorrei che questo discorso della cassa integrazione fosse una risposta dell’azienda, visto che il ministro dell’Ambiente, Costa, ha avviato il riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale e ora si annunciano prescrizioni più stringenti e vincolanti – afferma Brigati – Non vorrei che il ricorso alla cassa integrazione fosse un mezzo di pressione che Arcelor Mittal mette in campo per lanciare un segnale pesante al Governo. Noi – conclude Brigati della Fiom Cgil –  non vogliamo proprio stare al centro di questo ricatto”.

 

 


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