ROMA– Sono nati nel 2011, in Olanda, convinti che ci fosse un modo diverso di consumare la tecnologia. Decisi a costruire telefoni che non avessero nulla a che spartire con i minerali estratti dalle miniere in mano ai signori della guerra in Congo. Smartphone assemblati da lavoratori pagati adeguatamente e garantiti dai diritti sindacali. La fondazione Fairphone non è riuscita a fare breccia fra il grande pubblico, ma a otto anni di distanza è ancora in piedi e ora lancia il suo terzo modello, acquistabile online dai primi di settembre.

“Vogliamo spingere l’intero settore ad agire in modo più responsabile, non possiamo cambiare le cose da soli” ha ammesso il Ceo di Fairphone, Eva Gouwens. Sky Mobile, operatore telefonico inglese legato al network televisivo Sky, è stato tra i primi a rispondere mettendo il Faiphone 3 tra i telefoni della sua offerta commerciale.
 
“Dai rifiuti elettronici alle emissioni di CO2, dalle condizioni di lavoro difficili alle devastanti pratiche di approvvigionamento delle materie prime, l’industria degli smartphone è responsabile di alcuni dei problemi più gravi che riguardano ambiente e dei diritti umani”, sottolinea una nota della compagnia olandese.

Fairphone, ecco la terza generazione dello smartphone etico

E così ecco la terza versione di un telefono pensato “per consentire riparazioni facili, per durare più a lungo e con una batteria con un’autonomia di ottimo livello”. Le caratteristiche non sono da primanto, ma non è questo che conta in un telefono del genere. Costa relativamente poco, 450 euro, e può fare tutto. Ha un processore Qualcomm 632, schermo da 5,7 pollici full hd, 4Gb di memoria ram, fotocamera posteriore dual pixel da 12 megapixel e frontale da 8. Lo spazio per l’archiviazione è di 64Gb, che può essere espansa a 256Gb con scheda MicroSD. Sarà venduto con imballaggi riutilizzabili e dotato di una custodia protettiva.

Ha mantenuto la filosofia, ormai quasi del tutto scomparsa, dello smatphone modulare al quale si possono cambiare all’occorrenza solo i pezzi guasti o superati per prolungare il ciclo di vita. Nel 2013, al tempo del Fairphone 2, avevano tentato questa stessa strada anche altri: dal Puzzlephone, nato su Indiegogo e con sistema operativo Sailfish dalla Jolla, fino a Project Ara di Google poi abbandonato e che ora la multinazionale di Montain View pare voglia resuscitare.
 
Ma per ora c’è solo lui, il Fairphone, con la sua splendida utopia: un’azienda che progetta smartphone in maniera equa. I telefoni vengono assemblati dalla taiwanese Arima che garantisce ai dipendenti stipendi e bonus adeguati. E’ realizzato con stagno, tungsteno, materie plastiche e oro di provenienza certificata, oltre a rame riciclato. Insomma, una mosca bianca in un settore dove non si è mai prestato molta attenzione né all’etica né tanto meno alla sostenibilità. Perché alla fine quel che conta è il marchio o il prezzo, il resto è sempre passato in secondo piano.

 


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Carlo Verdelli
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