ROMA – “La casa farmaceutica Gilead Sciences non ha mantenuto la promessa di rendere accessibile alle persone sieropositive L-AmB, un importante farmaco salvavita”. Lo denuncia Medici Senza Frontiere (MSF), rilevando come sia “deplorevole – dice Jessica Burry, farmacista esperta di HIV della Campagna per l’Accesso ai Farmaci di MSF – che l’azienda continui a rimandare a spese della vita delle persone”.

La vicenda. Gilead, nel settembre 2018, aveva annunciato un prezzo pari a 16,25 dollari per fiala in 116 Paesi in via di sviluppo.  Di fatto, L-Amb (Amfotericina B liposomiale) in Sudafrica costa 200 dollari a dose (l’equivalente di almeno 4.200 dollari per la cura complessiva). In India, 45 dollari per fiala (circa mille dollari per la cura). “Ci indigna molto – dice Jessica Burry – vedere che si è trattato solo di una trovata pubblicitaria. Gilead ha registrato il farmaco solo in sei dei 116 Paesi annunciati e, anche lì dove registrato, non è accessibile ad un prezzo conveniente, né per MSF né per altre organizzazioni”. “

Il farmaco. Amfotericina B liposomiale, se usato in combinazione con altri farmaci, è molto efficace contro la meningite criptococcica, un’infezione del cervello che rappresenta la seconda principale causa tra le persone sieropositive, dopo la tubercolosi. “Gilead – denuncia MSF – ha un monopolio sul L-AmB. Sebbene non sia più protetto da brevetto, la casa farmaceutica non ha voluto cedere la sua tecnologia e il suo metodo di produzione a potenziali produttori di farmaci generici, in tal modo ritardando la disponibilità sul mercato di prodotti simili e meno costosi”.

L’OMS. Solo un anno fa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato il farmaco come cura raccomandata rispetto all’AmB deoxycholate, una cura non ottimale e con maggiori controindicazioni. Tuttavia, l’OMS ha riconosciuto che l’alto prezzo e la mancata registrazione del L-AmB ha creato maggiori barriere per l’accesso delle persone a tale farmaco nei paesi in via di sviluppo.
180mila morti l’anno. “È inaccettabile – commenta ferma il dottor Amit Harshana, coordinatore medico per MSF in India – che le persone continuino a morire perché gli strumenti per prevenire, trattare e curare la meningite criptococcica non sono disponibili nei

Paesi dove queste persone vivono. A causa dell’inazione di Gilead nel rendere questi farmaci ampiamente accessibili, siamo costretti a comprare il farmaco dal mercato privato e dovremo continuare a farlo, ad un prezzo almeno tre volte maggiore rispetto a quello annunciato dalla società l’anno scorso.” Intanto, Gilead continua a guadagnare milioni di dollari ogni anno dalle vendite globali dei farmaci contro l’HIV:  “solo nel 2018, la società ha dichiarato 14.6 milioni di guadagno dalla vendita del farmaco”, dice Medici Senza Frontiere.
 
La narrativa fuorviante. Medici Senza Frontiere ha preparato un vademecum: “Sei cose che le grandi aziende farmaceutiche non vogliono che tu sappia”. Da decenni MSF critica la “narrativa fuorviante e pericolosa” che l’industria farmaceutica globale usa per alimentare una serie di miti sui costi di ricerca e sviluppo dei farmaci e giustificare cosi come necessari e inevitabili i prezzi esorbitanti, e sempre crescenti, delle medicine, dei vaccini e degli strumenti diagnostici.

“Curare è un modello di business sostenibile?” “Un rapporto degli investitori finanziari in campo farmaceutico arriva a chiedersi: Curare i pazienti è un modello di business sostenibile?”, denuncia MSF che ha preparato un interessante vademecum,  “Sei cose che le grandi aziende farmaceutiche non vogliono che tu sappia”, all’interno della sua  campagna per l’accesso ai farmaci. Una battaglia che l’organizzazione sta portando avanti  per chiedere un accesso alle cure salvavita a buon mercato, che dia priorità alla trasparenza sui costi di ricerca e sviluppo e alla salute delle persone invece che ai profitti”.

“Sei cose che le grandi aziende farmaceutiche non vogliono che tu sappia”

Primo: Sviluppare medicinali non è così costoso come dicono. “Le grandi aziende farmaceutiche gonfiano i costi di ricerca e sviluppo dei nuovi farmaci per giustificare il loro prezzo elevato e spesso categorizzano i “costi-opportunità” e le attività tipicamente non legate alla ricerca, per esempio l’acquisizione di un’altra azienda, come costi di ricerca e sviluppo. Se le aziende spesso dicono che sviluppare un nuovo medicinale costa circa 2-3 miliardi di dollari, altre stime credibili parlano di costi 10 volte inferiori, nell’ordine dei 100-200 milioni di dollari”.  

Secondo: paghi ben due volte le tue medicine. “Le aziende farmaceutiche sfruttano gratuitamente i laboratori di ricerca del governo e delle università, dai quali provengono la maggioranza delle nuove medicine e tecnologie, che sono pubblici e finanziati con i soldi dei contribuenti. Beneficiano di tagli fiscali e altri incentivi finanziari per ridurre il rischio dei loro investimenti sulla ricerca, ma poi brevettano i prodotti che ne risultano e privatizzano i profitti. E alla fine fissano prezzi alti per i contribuenti e i governi”. 

Terzo: L’innovazione dell’industria farmaceutica è decisamente scarsa. Circa due terzi delle nuove medicine che arrivano sul mercato sono strutturalmente molto simili ad altre molecole già note e presenti in commercio. Le corporazioni farmaceutiche si sforzano di più a sviluppare i cosiddetti “farmaci anch’io” (farmaci che appartengono alla stessa classe farmacologica e i cui benefici clinici sono sostanzialmente simili a quelli di molecole disponibili da tempo) che per trovare vere svolte terapeutiche. 

Quarto: I brevetti sono ripetutamente estesi per prolungare i monopoli. Una notoria tattica delle aziende è il brevetto “sempre verde”, secondo la quale le aziende fanno domanda per brevetti aggiuntivi riguardanti alcune piccole modifiche delle medicine già esistenti in modo da prolungare il loro monopolio e bloccare l’ingresso sul mercato di farmaci generici a basso prezzo. 

Quinto: Le aziende farmaceutiche ricattano Paesi in via di sviluppo che vanno contro i loro interessi. Succede di frequente che le aziende farmaceutiche usino tattiche di pressione o azioni legali oppressive contro i Paesi di basso o medio reddito come India, Sudafrica, Tailandia, Brasile, Colombia e Malesia che danno priorità alla salute delle persone rispetto agli interessi delle aziende. Insieme ad alcuni Paesi ricchi, le aziende farmaceutiche provano ad influenzare le regole del commercio internazionale per trarne beneficio, anche a discapito della salute pubblica. 

Sesto: Le aziende farmaceutiche incassano più di quello che reinvestono. Le aziende farmaceutiche dicono di avere bisogno di fare grandi profitti per pagare ricerca, sviluppo e innovazione. Ma in realtà spendono di più sulle vendite, il marketing e sul riacquisto di azioni necessarie a sostenere le loro quotazioni in borsa, che su ricerca e sviluppo.


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