Treno sequestrato e indagini in corso. La frenata di emergenza del treno del metrò 1 a Milano, che sabato pomeriggio ha causato il ferimento di nove persone (tra cui due bambini di 16 mesi e otto anni) finisce sotto la lente della Procura, che ha deciso di porre i sigilli al mezzo e avviato le indagini sull’episodio. Che segue di pochi giorni un evento analogo, avvenuto sempre a Milano in metropolitana su un treno della linea 2, che aveva provocato 5 feriti, di cui uno con una frattura del bacino.

Un mistero al quale i tecnici di Atm, l’azienda dei trasporti milanese, stanno lavorando con grandissima attenzione. Vista anche la richiesta di informazioni arrivata direttamente dal Comune: desideroso di capire quanto prima cosa sta succedendo alla metropolitana è infatti il sindaco Beppe Sala, che ha più volte chiesto tra sabato e domenica spiegazioni al maanger di Atm Arrigo Giana, ed è costantemente informato sulla vicenda. 
Giana, dal canto suo, prova a spiegare – in una conferenza stampa convocata di gran carriera da Atm nel suo quartiere generale – cosa sia accaduto. E punta il dito sull’intensità della frenata, troppo brusca e, per questo, responsabile del ferimento dei passeggeri: “L’intensità della frenata è un problema che non vogliamo sottovalutare” , spiega il manager. Che ha ricostruito così la vicenda: il sistema di controllo elettronico avrebbe, nel pomeriggio di sabato, riscontrato un potenziale problema sui binari. Per questo, avrebbe fatto innescare i sistemi di sicurezza. Che prevedono appunto prima che il treno diminuisca la velocità (passando aun massimo di 30 chilometri orari) e poi, se necessario, si fermi del tutto, con il blocco di emergenza. Cosa appunto avvenuto sabato, dopo che il treno è prima sceso da oltre 50 chilometri orari a 32. E, poi, si è fermato del tutto.

“Il sistema rileva sempre dei fatti e si comporta in maniera corretta rispetto ai fatti che rileva – dice allora Giana – Il sistema sabato ha dato un’informazione di potenziale rischio che nei fatti non c’era. Ma nel leggerlo si è comportato in maniera corretta: se la frenata non fosse stata così brusca o l’anomalia non fosse stata letta in maniera così ristretta il treno sarebbe passato a 30 all’ora rallentando senza indurre un blocco, il blocco è arrivato perché è transitato da un punto di sicurezza a 32”. 

Insomma, un falso allarme che però ha provocato undici feriti e ha fatto partire le indagini della procura. “Ma un sistema ad anomalia zero non esiste – rimarca Giana – Il sistema è sicuro perché le informazioni vengono recepite, analizzate e determinano la conseguenza corretta come è successo ieri, dove era l’informazione a non essere corretta”.
 


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