LAMPEDUSA (A BORDO DELLA ALEX)Nell’accordo tra Salvini e Muscat per la soluzione politico giudiziaria della vicenda Alex, non c’era solo lo ‘scambio di prigionieri’ (Malta prende i migranti della Alex e in cambio l’Italia prende i migranti ora a La Valletta, l’assurda partita di giro). Ma c’era la richiesta del ministro degli Interni italiano al governo maltese di sequestrare l’imbarcazione a vela che giovedì scorso ha salvato 54 persone (tra cui 11 donne, tre incinte) su un barcone, e processare l’intero equipaggio. Insomma, Salvini aveva chiesto a Muscat la testa di Mediterranea.

Era questa ‘la trappola’ che temevano ieri sera i volontari. E i suoi meccanismi sono emersi distintamente nel corso della notte, la seconda, trascorsa a bordo dai 46 migranti e dagli 11 membri dell’equipaggio alla deriva fuori dalle acque nazionali di fronte a Lampedusa il cui porto è chiuso da un’ordinanza ad hoc. Ma che adesso rimane l’unica possibilità, tanto che Mediterranea è tornata a chiedere a Roma di averlo assegnato come porto sicuro. Una sorta di preavviso di entrata.

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Le richieste di Alex

Venerdì sera, al termine di una giornata di trattative convulse, l’Mrcc (Maritime rescue coordination center) Roma e Mediterranea erano arrivati ad un accordo. Alex  – scortata da una motovedetta della Capitaneria di porto e da una della Guardia di finanza – avrebbe fatto rotta verso Malta. Sarebbe stata rifornita di acqua e carburante e, prima di intraprendere il viaggio, alle 22 di venerdì, avrebbe spostato sulle imbarcazioni di supporto la quota di 39 migranti, in modo da rimanere a bordo con sole 18 persone (il limite dell’omologazione dell’Alex). Motivi di sicurezza. Tra le altre condizioni poste dal comando della Alex c’era anche la richiesta di effettuare in acque internazionali il trasferimento a Malta dei migranti salvati e la garanzia che né l’equipaggio né la Alex sarebbero stati oggetto di misure giudiziarie. La richiesta originava da due ovvie considerazioni: 1) nessun reato è al momento stato commesso né contestato a nessuno;  2) Il porto sicuro di La Valletta è stato offerto da Malta che dunque non dovrebbe avere nessun problema ad accettare.

Il tradimento del Viminale

E infatti Malta aveva accettato tranquillamente. Tanto che alle 21 di venerdì, l’equipaggio della Alex era pronto a partire e aveva già cominciato a spiegare ai migranti a bordo che la prossima destinazione era appunto Malta. Poi, però, Salvini ha deciso di far saltare il banco. Quelli di Mediterranea “cercano l’impunità” ha accusato in un comunicato facendo riferimento  alla richiesta di  trasferire i migranti in acque internazionali. “No, semplicemente non vogliamo cadere nelle trappole”, è stata la risposta dell’equipaggio che si è sentito preso in giro dall’Mrcc Roma con cui aveva tranquillamente parlato per tutto il giorno.

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Mediterranea a quel punto ha guardato le carte che le erano rimaste in mano, e si è accorta che erano, sostanzialmente, solo due: forzare il blocco salviniano al porto di Lampedusa; accettare di andare a Malta “senza garanzie”. La pancia dell’equipaggio diceva la prima, la testa ha suggerito la seconda.

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Le nuove condizioni

E così il capitano Stella e il capo della missione Erasmo Palazzotto hanno deciso di inviare una mail – l’ennesima – all’Mrcc Roma in cui spiegavano che per tutte “le cose non di loro competenza”, come le modalità di sbarco delle persone, se la sarebbero vista autonomamente con le autorità maltesi. E che dunque le condizioni erano cambiate. Anche il tema del rifornimento del gasolio sarebbe stato affrontato autonomamente, magari riducendo la velocità dei motori all’andata. Restava solamente da garantire oltre a una partenza sollecita, entro le 24, i rifornimenti di cibo e acqua (specie quella ad uso sanitario, ché la situazione a bordo è al collasso) e la navigazione con sole 18 persone a bordo. Niente più “impunità”, per dirla con Salvini. Mrcc Roma a quel punto dà l’ok.

La provocazione dell’acqua

Passano pochi minuti e da Lampedusa arriva davanti alla Alex una pilotina con 400 bottiglie da due litri di acqua (in mattinata un carico identico era stato stivato a fatica dall’equipaggio). Ma l’acqua che mancava, e le comunicazioni erano state chiarissime in questo senso, era quella dei sistemi sanitari, i bagni per capirsi. Che dopo tre giorni sono a secco. Parte una seconda mail: “Per noi l’acqua è fondamentale per intraprendere il viaggio, le condizioni igieniche qui sono al collasso”. In calce alla comunicazione, la richiesta di chiarimenti circa un articolo pubblicato in quei momenti dall’Huffington post in cui si faceva riferimento all’intenzione del Governo Maltese di arrestare tutti appena la barca fosse giunta a Malta. La risposta è schietta: dell’articolo non ne sappiamo nulla, chiedete al giornalista. Quanto all’acqua: a Lampedusa non abbiamo imbarcazioni per fare rifornimenti del genere, “mettetele nei serbatoi a una a una”.

Il punto è che trasferire a due a due 800 litri d’acqua in un serbatoio è già di per sé una richiesta bizzarra che porta via un giorno intero di lavoro in condizioni normali. Chiederlo a un capitano al comando di una barca a vela di 18 metri con quasi sessanta persone accampate sul ponte da tre giorni è ai limiti della provocazione, basti pensare che per i primi tre giorni è stato impossibile persino contare le persone effettivamente a bordo. Il carico viene dunque respinto.

Le due mail e la ‘trappola’

Più o meno negli stessi minuti da Roma arriva un’altra sinistra comunicazione. L’ufficiale di turno si premura di avvertire il comandante che, una volta arrivati che siccome le motovedette sarà necessario fare un’altra manovra: ricaricare tutti i migranti a bordo della Alex, prima di sbarcarli. Perché nessuna motovedetta straniera può entrare in acque nazionali. La comunicazione fa tilt – e sarà il tilt definitivo – con una serie da due mail consecutive in arrivo da Malta. L’ufficiale di turno dapprima rassicura l’Alex che “lo sbarco dei migranti avverrà in acque internazionali”, senza problema. Poi, probabilmente pentito da tanta chiarezza, invia una seconda mail: “Per quanto riguarda il luogo del trasferimento non possiamo dare informazioni precise perché questa decisione non ricade tra le competenze di questo Mrcc. Vi preghiamo inoltre, siccome tutto avverrà sotto la vostra responsabilità, di accertavi che le persone che portate qui stiano bene e siano consenzienti”. Il punto è che le modalità di trasferimento di una persona a mare sono, a differenza di quanto affermato dall’ufficiale maltese – di evidente competenza dell’Mrcc nazionale. E allora cosa significa quella precisazione? Per capirlo basta tornare a quanto accaduto venerdì mattina, quando la Open Arms, per sbloccare lo stallo di una situazione che era già disperata allora, aveva chiesto a Malta che le fosse concessa la Valletta come “porto sicuro” per portare i migranti della Alex in salvo. Anche in quel caso, la risposta era stata più esplicita del consentito: “Abbiamo dato il porto sicuro ad Alex in seguito ad accordi politici. A voi non possiamo darlo”.

Insomma, sin dal primo momento, a Malta non stanno aspettando i migranti raccolti giovedì tra le piattaforme libiche. Ma la Alex, con il suo carico fisico e simbolico, e il suo equipaggio da perseguire.

Verso Lampedusa  

A quel punto è stato inevitabile bloccare i motori e riconsiderare da capo l’intera questione. Con l’ipotesi Malta “bruciata” dall’evidente trappola salviniana, al ponte di comando non è rimasta che un’unica carta: forzare il blocco ed entrare a Lampedusa. Magari anche unendo il proprio destino a quello della Alan Kurdi la nave dell’Ong tedesca Sea Eye che, nel frattempo, dopo aver salvato 65 persone da un naufragio sta anch’essa facendo rotta verso Lampedusa.
Ma questa è una scelta tutto sommato secondaria. Con Alan Kurdi o no, la partita della Alex si sta per concludere, a Lampedusa. Un passo difficile da compiere, che avrà necessariamente un costo altissimo. Ma che, per come si stanno mettendo le cose qui a bordo, con l’emergenza igienico sanitaria ogni giorno più pesante, sembra
essere ormai l’unica scelta possibile.

E così dal ponte di Alex è partita una richiesta ufficiale a Mrcc Roma di assegnazione di Lampedusa come porto sicuro più vicino (Pos). Una sorta di preannuncio di ingresso “Si informa la signoria vostra che in assenza dei requisiti minimi da noi richiesti, vista la notifica da voi comunicata cicca la modalità dello sbarco e in considerazione dello stress psicofisico a cui sono sottoposti i nostri ospiti a bordo, riteniamo impraticabile l’ipotesi di andare a Malta. Vi chiediamo pertanto il Pos dell’isola di Lampedusa, per garantire alle persone soccorse assistenza sanitaria e accoglienza. In conformità con il diritto internazionale”.


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