«Nessuna divisione». Il presidente della Camera, Roberto Fico, chiede al Parlamento di non dividersi davanti alla ricerca della verità sulla morte di Giulio Regeni. Dopo la lettera dei genitori di Giulio, Paola e Claudio, al premier Giuseppe Conte alla vigilia del suo incontro in Cina con il primo ministro egiziano Al Sisi, incontro che non ha però portato alcun risultato, il presidente Fico chiede alla politica di rilanciare. E compattarsi. «Come c’è stata — dice a Repubblica la terza carica dello Stato — unanimità fra gruppi parlamentari per la sospensione dei rapporti fra la Camera dei deputati e il Parlamento egiziano, allo stesso modo mi auguro ci sia sul via libera alla commissione di inchiesta».

Oggi infatti dovrebbe essere discussa in aula l’istituzione della “Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni” con lo scopo, si legge negli atti parlamentari, «di accertare le responsabilità relative alla morte del ricercatore nonché i moventi e le circostanze del suo assassinio». La discussione comincerà nel pomeriggio, il voto dovrebbe esserci giovedì. In commissione Esteri e Giustizia hanno votato a favore tutti i membri tranne Forza Italia che si è astenuta, sostenendo che il lavoro parlamentare potrebbe sovrapporsi a quello della magistratura. Così come prevede la legge, la commissione avrà gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria e sarà composta da 20 deputati. «La verità sulla morte di Giulio — dice Fico — la vogliamo tutti, la pretendiamo tutti con forza, a prescindere dalle forze politiche di appartenenza. È importante che ci sia unità su questo tema».

Il lavoro della commissione affiancherà, quindi, quello della magistratura. Ormai in stand by da mesi vista la scarsissima collaborazione delle autorità giudiziarie egiziane. Fino a questo momento è stata un’indagine per sottrazione: tutto quello che si sa arriva dal lavoro della procura di Roma, dei carabinieri del Ros e dei poliziotti dello Sco che hanno smontato le bugie e i depistaggi egiziani (la polizia di Sisi ha persino inscenato un conflitto a fuoco, ammazzando cinque innocenti). Nuova linfa per l’inchiesta sta arrivando, però, nelle ultime settimane dalle indagini difensive condotte dall’avvocato della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, e dai suoi consulenti al Cairo. Sono state ascoltate nuove persone e depositate tre memorie sulla scrivania del sostituto procuratore Sergio Colaiocco che sta conducendo l’indagine. All’interno nuovi spunti investigativi e soprattutto nuovi nomi di uomini degli apparati che potrebbero aver avuto un ruolo nel sequestro e nella morte di Giulio. A oggi sono indagate cinque ufficiali della National Security, il servizio segreto civile egiziano: sono il generale Sabir Tareq, i colonnelli Usham Helmy e Ather Kamal, il maggiore Magdi Sharif e l’agente Mhamoud Najem. Tutti hanno avuto un ruolo nelle indagini condotte su Regeni prima del suo sequestro. Indagine che aveva stabilito una cosa sola: Giulio era un ricercatore italiano, in Egitto per motivi di studio. E che “non rappresentava alcun pericolo per l’Egitto”, avevano scritto al Cairo, prima di sequestrarlo. Torturarlo. E ucciderlo.


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