MENTRE prosegue l’evento “14 Giorni di Fortnite”, che continuerà ancora per un po’ consentendo a tutti i giocatori di completare ogni 24 ore una nuova missione giornaliera sbloccando una ricompensa a tema festivo, escono dei numeri abbastanza impressionanti sui profitti generati dalla gallina dalle uova d’oro alla propria case di produzione. Il videogame multipiattaforma ha infatti prodotto un tesoro da circa 3 miliardi di dollari per la statunitense Epic Games.
 
Lo rivela il sito Tech Crunch segnalando che si tratta ovviamente dei proventi portati a casa solo nel corso del 2018, anno della vera esplosione della modalità “battaglia reale”, quella del tutti contro tutti – il gioco venne rilasciato in una versione iniziale nei primi mesi del 2017. L’indiscrezione dev’essere ancora confermata ufficialmente dalla società di Cary, in Carolina del Nord, ma i numeri di contorno sembrano confermarla del tutto: lo scorso novembre Fortnite ha per esempio superato quota 200 milioni di giocatori, facendo schizzare (insieme a un nuovo round di finanziamento incassato alla fine di ottobre) la valutazione del gruppo – la cui maggioranza delle azioni è in mano al colosso cinese Tencent, lo stesso di WeChat, QQ o Supercell – a 15 miliardi di dollari.
 
 Nel 2012 Epic Games valeva appena 825 milioni di dollari, già lo scorso luglio era salita a 8 miliardi. La gran parte del successo si deve ovviamente al boom del titolo che ha innescato una vera e propria mania e cambiato l’ecosistema dell’intrattenimento. Tanto che Axios, una testata specializzata, lo definiva nel giorni scorso il nuovo social network, sottolineandone le dinamiche che vanno ben oltre quelle di gioco. Il ruolo come piazza d’incontro, di scambio e di sviluppo di tendenze e costume (basti pensare agli “emote”, i balletti dei giocatori, o alle skin delle armi).
 
Gran parte dei profitti generati dall’applicazione, disponibile praticamente per ogni piattaforma dalle console all’iPhone fino ad Android, proviene dall’acquisto di oggetti di gioco, “emote”, skin e pass stagionali tramite la valuta interna V-Buck, cioè i “dollari virtuali”, vale a dire da quel gran numero di acquisti in-app che ora Apple consente anche di regalarsi fra utenti.

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Mario Calabresi
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