GENOVA – Si gioca e va bene così, “perché non sarebbe stato giusto sospendere il campionato, in un momento evidentemente troppo delicato per il Paese: avremmo solo dato più risalto all’assurdità di chi a Natale va allo stadio con spranghe e coltelli o per fare ululati razzisti agli avversari”. È Cesare Prandelli, ex ct azzurro e nuovo allenatore del Genoa, per anni, di fatto, – in quanto guida tecnica della federazione – rappresentante dell’intero movimento calcistico italiano, tra i primi addetti ai lavori a prendere una posizione netta sul tema razzismo e violenza negli stadi. A neanche 48 ore dal giorno più brutto dell’anno calcistico, nella conferenza stampa della vigilia della sfida di domani a Genova tra i rossoblù e la “sua” Fiorentina, il tecnico ha parlato con severità di “esigenza di riflettere” e soprattutto di un “Paese che non cresce”. Solo sullo fondo una partita che non sarà come tutte le altre, ma non solo per il legame antico che unisce Prandelli alla piazza viola.

Che effetto fa, a un ex ct della Nazionale, dover ancora commentare episodi come quelli che hanno trasformato la festa del 26 dicembre in un giorno così triste?
“Provo grande tristezza, un’amarezza immensa per i momenti che sta vivendo il calcio italiano. È chiaro che non siamo ancora stati capaci di evolverci culturalmente, come Paese, come cittadini, la gente dovrebbe indignarsi per questi gesti di violenza e razzismo. Però ribadisco, è giusto continuare a giocare e non darla vinta a chi usa il calcio per questo genere di cose, agli imbecilli che il giorno di Santo Stefano vanno allo stadio armati”.
È una domanda che purtroppo ci si ritrova a fare troppo spesso. Lei cosa avrebbe fatto, avessero fischiato un suo giocatore come è successo a San Siro con Koulibaly?
“Questa domanda mi è già stata fatta troppe volte, purtroppo. Dovesse accadere a me andrei ad abbracciare il mio giocatore in mezzo al campo.  Forse mi squalificherebbero, chissà, ma noi uomini di sport per primi abbiamo il dovere di andare a toccare la sensibilità delle persone. Allo stadio, davanti a questi orrori, la gente deve indignarsi. Se non facciamo passi avanti culturalmente noi cittadini, noi persone per bene, non ne usciamo. Questi episodi devono farci riflettere, come Paese, come società”.
Genoa-Fiorentina non sarebbe stata comunque una partita qualsiasi, a prescindere da quello che è successo a Milano due giorni fa.
“Vero. Ho un ricordo meraviglioso della piazza viola, dalla città alla tifoseria, ma non ho avuto il tempo di riflettere su ciò che questa partita susciterà in me, siamo appena tornati da Cagliari. Siamo concentrati sull’appuntamento davanti a noi, è una partita che dobbiamo vincere: per 90 minuti la Fiorentina sarà un avversario, prima e dopo vedremo come rivivrò il ricordo di quello che è stato”.
Nei mesi scorsi si è parlato pure di un suo possibile ritorno a Firenze, ci sono stati contatti con la proprietà viola? Ha qualche sassolino da togliere dalle scarpe?
“No, non c’è stato Nessun tipo di contatto. Anzi, mi auguro di poter rimanere qui a Genova altrettanti anni, mi piacerebbe ripetere quanto fatto di buono in un’altra società storica e blasonata e di grande tradizione come il Genoa. E attenzione perché i sassolini dalle scarpe vanno tolti subito, se no diventano calli: non ho nessun sassolino da togliermi”.
Domani che partita sarà, la vostra, alla luce del risultato di Cagliari?
“Dobbiamo stare più attenti, in particolare modo sulle palle inattive. Voglio vedere un Genoa più coraggioso che vada in area avversaria con la convinzione di fare gol. La Viola è un avversario temibile e concreto, lo hanno dimostrato a San Siro una settimana fa. Siamo una squadra giovane, gli errori di inesperienza possono capitare, ma con l’aiuto di tutti in ogni reparto possiamo crescere molto. A Cagliari siamo stati più pericolosi nel primo tempo che nel secondo, quando abbiamo giocato con tre attaccanti. Ci siamo appiattiti dando troppi punti di riferimento”.
In Sardegna è tornato in campo Favilli, si giocherà un posto con Piatek e Kouamè? Chi teme di più, della Fiorentina?
La Fiorentina ha più pregi che difetti, essendo una squadra giovane ogni tanto paga qualcosa. Chiesa e Pezzella sono elementi temibili, hanno carisma e qualità, dobbiamo stare attenti. Noi però abbiamo la fortuna di avere giovani come Favilli, che ha prestanza fisica e tecnica, o come Romero. Che è vero che è troppo irruento in alcune occasioni, ci stiamo lavorando sopra, ma diventerà un grandissimo giocatore. Domani, comunque, vogliamo uscire tra gli applausi, e regalare una gioia ai nostri tifosi perché se la meritano”.
Problemi di violenza e scene vergognose come quelle di San Siro a parte, questo calcio natalizio non sta facendo vedere grandi cose.
“I calendari vengono fatti a luglio, sapevamo che con tutte queste partite così ravvicinate ci sarebbero stati dei problemi. Penso però che dati alla mano, l’anno prossimo, qualcosa si rivedrà”.


Noi non siamo un partito, non cerchiamo consenso, non riceviamo finanziamenti pubblici, ma stiamo in piedi grazie ai lettori che ogni mattina ci comprano in edicola, guardano il nostro sito o si abbonano a Rep:.
Se vi interessa continuare ad ascoltare un’altra campana, magari imperfetta e certi giorni irritante, continuate a farlo con convinzione.

Mario Calabresi
Sostieni il giornalismo
Abbonati a Repubblica


SITO UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/sport/serie-b/rss2.0.xml