ROMA –  La strada dei transgender giapponesi per il cambiamento legale del genere è fatta di sofferenza e violazioni. Il diritto, sebbene alcuni passi avanti fatti negli ultimi anni, considera l’identità transgender come una malattia mentale e costringe coloro che decidono di cambiare genere ad affrontare procedure invasive, costose e irreversibili.

Sterilizzati. In Giappone, le persone transgender che vogliono cambiare legalmente il loro genere devono fare appello ad un tribunale di famiglia ai sensi del Gid Act (Gender identity disorder) introdotto nel 2004. La procedura è a dir poco discriminatoria. Ai candidati single e senza figli sotto i 20 anni è richiesto di sottoporsi a una valutazione psichiatrica per ricevere una diagnosi di “disturbo dell’identità di genere” cui fa seguito un intervento di sterilizzazione. Una procedura draconiana e dannosa per la salute psicofisica delle persone costrette a subire un’operazione invasiva e definitiva.  

Il rapporto. A puntare il dito contro queste leggi è il rapporto di Hrw “Giappone: la sterilizzazione forzata delle persone transgender”. Il rapporto si basa sulle interviste a 48 persone transgender, nonché con avvocati, operatori sanitari e accademici. Alcuni testimoni hanno affermato di non voler sottoporsi alla sterilizzazione, altri hanno spiegato i compromessi cui sono stati obbligati a scendere. “Certo che voglio cambiare legalmente genere ma gli ostacoli che devo superare sono semplicemente troppo grandi”.

iolati. Negli ultimi anni, i tribunali regionali per i diritti umani e altri organismi per i diritti hanno rilevato che i requisiti legali richiesti dal Giappone violano la legge internazionale sui diritti umani. Nel 2013, il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura ha osservato che le persone transgender “siano obbligate a sottoporsi a interventi di sterilizzazione spesso indesiderati come prerequisito per godere del riconoscimento legale del loro genere”.

Passi avanti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato la sua nuova Classificazione Internazionale delle Malattie, che rimuove i “disordini dell’identità di genere” dalla sezione “disordini mentali” come nel 2012 ha fatto l’American Psychological Association. La nuova edizione della CIM sarà presentata ai paesi membri dell’Assemblea Mondiale della Sanità nel maggio 2019 per l’approvazione. Nel documento i “disordini dell’identità di genere” sono stati sostituiti dalla dicitura “incongruenza di genere” passando la diagnosi dai “disturbi mentali” a un capitolo sulla salute sessuale. 

Negli ultimi anni il governo nazionale giapponese ha compiuto diversi passi positivi verso il riconoscimento e la protezione della comunità LGBTI sottolinea Human Rights Watch. Il Ministero dell’Istruzione nel 2016 ha pubblicato una “Guida per insegnanti” che illustra come trattare gli studenti transgender nelle scuole. Nel 2017, il ministero ha annunciato di aver rivisto la politica nazionale di prevenzione del bullismo.

In attesa di ospitare le Olimpiadi del 2020, il governo metropolitano di Tokyo ha approvato una legge che stabilisce che “il governo cittadino, i cittadini e le imprese non possono discriminare indebitamente in base all’identità di genere o all’orientamento sessuale”. Inoltre il Giappone ha votato per due risoluzioni del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per porre fine alla violenza e alla discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.
 


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