BRUXELLES – Lo sfruttamento delle risorse nel mercato locale dei paesi africani deve essere soppiantato dalla volontà di rendere l’economia dell’Africa appetibile per gli investitori stranieri. C’è quindi bisogno di puntare su una cooperazione industriale che abbia come scopo la trasformazione delle materie prime sul posto e la loro immissione nel mercato globale a un prezzo giusto. Un obiettivo che mira al miglioramento del settore primario dove è coinvolto circa il 60% dei lavoratori, facendo leva anche su progetti tecnologici. E’ questo uno degli argomenti cardine delle Giornate europee dello sviluppo del 18 e 19 giugno a Bruxelles.
 
Finanziamenti stranieri. La promozione di modelli imprenditoriali agricoli innovativi e sostenibili nei paesi in via di sviluppo può rafforzare la crescita economica nazionale e regionale, riflette Mwala Mooto, relatore dallo Zambia dove ha avviato un’impresa sociale finalizzata al rimboschimento del paese e alla lotta alla differenza di genere. I finanziamenti nella produzione locale consentono di creare nuovi posti di lavoro e ridurre anche la carenza di cibo. Una riflessione riguarda la fiducia degli investitori privati e stranieri nel settore agricolo africano, dove scarseggia la consapevolezza del valore che le materie prime possono avere una volta immesse nel mercato globale. Ne è convinto Zhi Yong Heng, fondatore del TLG Capital, società di investimenti privati dedicata a potenziare gli imprenditori del mercato di frontiera.
 
Largo ai giovani. Una mancata crescita del settore agricolo nei paesi emergenti ha come conseguenza l’impoverimento dell’economia locale. E, nella due giorni dell’evento nella capitale belga, ci si è concentrati per dare una risposta concreta attraverso la cooperazione tra imprese, istituzioni e banche. Questa azione ambiziosa ridurrebbe così gli effetti della disparità sociale e dell’estrema povertà. I giovani sono la chiave necessaria per determinare il cambiamento che “non si articola solo nelle discussioni intergovernative dove sono considerati come le vittime di un processo di disuguaglianza, ma devono essere i protagonisti del processo di trasformazione”, afferma Mwala Mooto, durante la cerimonia di chiusura dell’evento. “Noi vogliamo essere inclusi nei dibattiti dove poter avere un potere decisionale ed entrare nelle realtà aziendali per garantire un contributo alla crescita locale e globale”, prosegue.

Potere alle donne. Le prime vittime sono le donne che, molto spesso, nei paesi in via di sviluppo sono escluse dal circuito dal mondo del lavoro. Per questo è necessario portare avanti l‘imprenditoria femminile attraverso finanziamenti stranieri. Ne è convinta Arancha Gonzalez, direttrice esecutiva dell’International Trade Centre, per cui la presenza femminile nel mercato del lavoro consente di ridurre la povertà ed evitare la tratta degli essere umani e lo sfruttamento sessuale.
 
Società cane da guardia.  “L’Agenda 2030 ci dà importanti opportunità per determinare cambiamenti positivi che riguardano la creazione dei posti di lavoro, il miglioramento dell’assistenza sanitaria e dell’educazione e l’empowerment femminile”, ha detto durante la cerimonia di chiusura Neven Mimica, commissario per la cooperazione e lo sviluppo internazionale della Commissione europea. “Per consentire un cambiamento concreto e annullare le disuguaglianze l’Unione europea deve rafforzare e implementare nuovi progetti che prevedono la collaborazione di vari paesi e partner, come la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale e le Nazioni unite – ha proseguito Mimica. Abbiamo bisogno di collaborare con gli istituti finanziari per implementare l’External International Plan”, il piano europeo che prevede investimenti dal valore di 4,4 miliardi di euro per i paesi dell’Africa e del vicino Europa. La società, secondo il Commissario, assume un ruolo di “cane da guardia” che valuta l’impegno concreto delle istituzioni e organizzazioni. La stessa che, nel piccolo, si è espressa durante questa tredicesima edizione delle Giornate europee dello sviluppo.


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