ROMA. Non te l’aspetti. Pensavi fossero scomparsi, o per lo meno attenuati tra i ragazzi del terzo millennio quei luoghi comuni che uccidono sogni e voglia di cambiare, annegano quel sano desiderio di parità, di opportunità uguali nella vita per uguale impegno. Senza riguardo al genere.

E invece gli  stereotipi di genere resistono e sono fortissimi anche tra i più giovani, gli studenti. Sono cosi condivise dal 62% degli under 26  frasi come: le donne possono anche studiare o lavorare ma è bene pensino soprattutto ai figli oppure usano l’avvenenza per far carriera,  sono idee condivise da molti teenagers.

A raccontare  un’Italia a due velocità, molti pregiudizi è l’indagine che Ipsos ha fatto per il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con un focus sulla violenza di genere, che parla di donne e uomini sul lavoro, in famiglia, nel mondo dell’istruzione e nell’accesso al potere. 

E in occasione della giornata internazionale della violenza sulle donne, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità e ai Giovani, Vincenzo Spadafora, annuncia che presto arriveranno alle regioni i venti milioni previsti per i centri anti violenza, e lancia la campagna #lapartitaditutti che vede come testimonial le pallavoliste azzurre Paola Egonu e Cristina Chirichella.

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LA VIOLENZA SULLE DONNE
La ricerca, svolta dall’Ipsos con interviste su 1.300 persone di età compresa tra i 16 e i 70 anni, conferma una discreta sensibilità dell’opinione pubblica sulla violenza contro le donne (il 57%, infatti, ritiene che se ne parli troppo poco), ma fa anche emergere che il 71% non è a conoscenza di strumenti o misure adottati dallo Stato per combattere il fenomeno, i quali vengono peraltro considerati inefficaci dal 75% della popolazione. 

Quali sono, allora, gli strumenti di contrasto più efficaci? A questa domanda le donne hanno messo al primo posto più leggi e più assistenza legale (46%), seguiti da strumenti di supporto economico in favore delle donne abusate (40%) per garantire loro una indipendenza economica dal partner. A tale proposito, l’83% degli intervistati è per la creazione di un fondo “ad hoc” garantito dallo Stato destinato alle vittime (il 37% si è detto “molto favorevole”).

LA PAURA
Perché le vittime di violenza non denunciano? Secondo l’opinione delle donne intervistate innanzitutto per paura delle conseguenze da parte del partner (68%), ma anche per mancanza di fiducia nelle forze dell’ordine (43%) o per l’assenza di indipendenza economica (39%).  

La ricerca evidenzia una visione da parte degli intervistati di un paese con forti diseguaglianze di opportunità legate all’origine famigliare, e nel quale per affermarsi nella vita conta senz’altro il duro lavoro, ma altrettanto importante sembra essere il conoscere le persone giuste, e seppur in modo minore anche il provenire da una famiglia con un buon livello culturale o ricca. Una società dunque percepita come ineguale e nella quale le caratteristiche ascritte valgono quasi quanto le competenze e capacità acquisite.

IL LAVORO DOMESTICO
Parlando nello specifico di differenze di opportunità tra uomini e donne, l’idea diffusa è che si siano fatti passi avanti nella condizione femminile, ma che la discriminazione di genere e gli stereotipi che l’accompagnano siano ben lungi dall’essere superati soprattutto in due ambiti specifici: il mercato del lavoro e la sfera famigliare e di coppia, soprattutto in presenza di figli.

C’è una forte adesione agli stereotipi, ai luoghi comuni concentrati sugli aspetti legati alla maternità considerata una “zavorra” per le donne, che ancora impedisce l’affermarsi in ambiti professionali perchè  vengono considerate ancora come principali responsabili della cura della famiglia: circa la metà degli intervistati ritiene che le donne con figli piccoli non debbano lavorare (53%) e poco meno della metà (44%) pensano che, anche se lavorano, debbano avere la principale responsabilità della cura della famiglia.
Il vero problema è che le donne  sembrano condividere questa idea di essere loro le principali responsabili di cura”, segno di quanto sia difficile impostare i rapporti di coppia in modo diverso.

L’ISTRUZIONE
Sull’istruzione gli stereotipi di genere sembrano essere molto meno condivisi, anche se i segmenti più vicini al mondo dell’istruzione per ragioni anagrafiche (chi ha figli, i giovani e gli studenti stessi). Sembrano invece raccontare una maggiore adesione agli stereotipi di genere nella scelta dei percorsi di studio, soprattutto per quanto riguarda il “peso” maschile del sentirsi già, in giovane età, il principale responsabile del futuro reddito familiare che porterebbe i ragazzi a scegliere percorsi di studio che garantiscano un lavoro remunerativo e le donne a privilegiare percorsi di studio legati all’insegnamento ed alle attività di cura.
 Proprio in questo settore i giovani  hanno il record di adesione in media agli stereotipi, il 62 per cento, e sono under 26, oltre agli over 55, che vivono in picocli centri di sud e isole.

LA RICERCA
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità e ai Giovani, Vincenzo Spadafora: “Sono molto colpito dal dato dell’indagine Ipsos sull’altissimo tasso di sfiducia degli italiani negli strumenti di contrasto alla violenza e anche da quell’83% degli intervistati che vede con favore la creazione di un fondo per le vittime. Per questo motivo ritengo che una delle destinazioni concrete di parte dei fondi del 2019 sarà per un fondo ad hoc, equo e duraturo, in favore delle vittime. Come seconda iniziativa, pensiamo di favorire l’istituzione di strutture di accoglienza per il pronto intervento, con un primo supporto legale, in tutte le Regioni, dove ospitare le donne vittime di violenza nella fase intermedia che va dalla decisione di denunciare alla presa in carico da parte dei centri antiviolenza.

LA MAPPATURA ISTAT E CNR SUI CENTRI ANTIVIOLENZA
Una seconda indagine, voluta dal Dipartimento per le Pari Opportunità nell’ambito del Piano strategico nazionale antiviolenza 2017-2020, è stata realizzata da ISTAT e CNR su 281 Centri antiviolenza che ricevono finanziamenti dalle Regioni, su altri 123 destinatari di forme alternative di finanziamento e su 59 uomini maltrattanti. Obiettivo dell’indagine è acquisire quanti più elementi utili a una mappatura sul tasso di copertura territoriale dei centri, sui servizi offerti, sul numero di donne prese in carico e, tra l’altro, sulla competenza del personale. Tutte informazioni essenziali per la “squadra” rappresentata da 11 ministeri, Regioni, enti territoriali, e tutti coloro che, grazie anche al contributo di forze dell’ordine, magistratura associazioni, sindacati, stanno lavorando al Piano operativo antiviolenza. Dai primi risultati dell’indagine ISTAT- CNR emerge, ad esempio, che su un totale di 49.152 donne che nel 2017 si sono rivolte ai centri finanziati dalle Regioni, 29.227 (ossia il 59,47%) hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza. Il 29,6% delle donne è straniera.

 
 
 
 

 


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