Esiste una giustizia formale e una giustizia informale, in molti Paesi del mondo sono altrettanto importanti. “In Kirghizistan ci sono 250 magistrati e 5mila giudici informali: rivolgersi alla giustizia informale per la risoluzione delle controversie è molto più semplice, economico e immediato”, spiega Margarita Meldon, manager del Programma regionale Europa orientale e Asia centrale per Idlo, International Development Law Organization, che, in viaggio dai Balcani alla Mongolia, segue personalmente lo sviluppo della giustizia in questi Paesi.

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Un sistema giudiziario nel mondo più solido. Tra le principali attività dell’Idlo c’è il supporto delle istituzione nella formazione dei magistrati, giuristi e addetti al funzionamento del sistema giudiziario ufficiale affinché sia più efficiente e indipendente e l’aiuto ai singoli cittadini per garantire loro l’accesso alla giustizia, spesso si tratta di vittime di violenze, schiavitù e prostituzione. Infine, l’ausilio del comparto economico, con l’elaborazione di leggi e regolamenti che promuovano il fiorire delle piccole e medie imprese. Insieme a queste tre aree c’è sempre una speciale attenzione al miglioramento di meccanismi contro la corruzione e al rafforzamento della parità di genere.

La giustizia informale ha una tradizione secolare. “In molti Paesi estremamente lontani dalla nostra cultura, come ad esempio i popoli nomadi dell’Asia centrale, la giustizia informale è uno strumento fondamentale per la risoluzione dei conflitti tra etnie”, continua Meldon riferendosi anche alla relazione di Idlo Engagement with Customary and Informal Justice Systems. I giudici informali – che in alcuni casi sono eletti dagli abitanti di una determinata area, oppure compongono il consiglio dei saggi di un villaggio – conoscono più a fondo il contesto sociale in cui operano, sono un numero maggiore rispetto ai magistrati e spesso non costano nulla, restituendo alla comunità un maggiore senso di riappacificamento. Questo tipo di procedimenti riguarda solo gli illeciti meno gravi ed è sempre possibile impugnare queste sentenze davanti a tribunali tradizioni in un secondo o terzo grado di giudizio.

La corruzione è la prima emergenza. “Da dieci anni mi occupo dei Paesi come Albania, Kazakistan, Tagikistan, Mongolia, solo per citarne alcuni, e sono tutti davvero cambiati, non sempre in meglio. Ad esempio in Tajikistan ho visto un netto aumento del fondamentalismo religioso, pericoloso per l’affermarsi dei diritti di uomini e donne”. Su scala mondiale però la corruzione è la prima emergenza e le tecnologie non hanno aiutato: “Alla stessa velocità con cui oggi avvengono le transazioni finanziarie e gli investimenti, sugli gli stessi canali, viaggia anche una rete di corruzione che purtroppo non ha più confini”, puntualizza l’esperta. “Intercettare questi reati è più complicato di prima”.




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