ROMA – I governi europei devono aumentare gli impegni per ricollocare i bambini rifugiati e migranti non accompagnati e separati  per accelerare i ricongiungimenti familiari per coloro che già hanno parenti in Europa. E’ l’appello dell’UNICEF che “richiama le autorità greche affinché trasferiscano i bambini in una situazione più adeguata, anche se – sottolinea l’organizzazione delle Nazioni Unite, la Grecia non può sostenere da sola il fenomeno dei rifugiati e deimigranti”.

I dati. Ci sono più di 32mila bambini profughi in Grecia, di cui più di 4mila non accompagnati o separati dalle loro famiglie. Drammatica la situazione al centro di accoglienza di Moria (Lesbo) che è destinato ad accogliere 3mila persone, ma che ora ne ospita più di 8.700, di cui tremila sono bambini. La scorsa settimana è morto un piccolo e altri due sono rimasti feriti in un incidente. “Quest’ultima tragedia ricorda con forza che la situazione nei centri di accoglienza in Grecia è a un punto di rottura”, commenta Afshan Khan, Direttore regionale dell’UNICEF per l’Europa e l’Asia centrale e Coordinatrice speciale per la risposta dei rifugiati e dei migranti in Europa.

Il cortometraggio: i ragazzi della “Sezione B” L’UNICEF  ha girato nel centro di accoglienza di Moria un corto per documentare i sogni e la disperazione dei ragazzi che vivono nella “Sezione B”, un’area destinata a fornire una protezione specializzata per i bambini non accompagnati. Nea “Sezione B” dovrebbero esserci 160 bambini non accompagnati, ma ora ne ospita più di 520.Gli operatori si dedicano a loro ma sono esausti e sopraffatti: i servizi sono sovraccarichi e i minori rimangono a rischio di violenza e abusi, con un accesso limitato alla scuola, all’assistenza sanitaria e al supporto psicosociale.

Le testimonianze. Il film ritrae i bambini mentre raccontano gli orrori che li hanno fatti fuggire dalle loro case, i viaggi pericolosi intrapresi, le difficili condizioni del centro, le paure e le speranze che circondano il loro futuro incerto. “Non ho potuto studiare perché non c’era sicurezza, la situazione mi ha costretto a lasciare il paese”, dice il sedicenne Morteza (nome cambiato per garantire protezione) dall’Afghanistan, uno dei quattro ragazzi presenti nel cortometraggio.

Cosa devono fare i Governi e le istituzioni dell’UE. Aumentare gli impegni a ricollocare i bambini non accompagnati e separati – in particolare quelli che si trovano in Grecia, Italia e Spagna. Accelerare i ricongiungimenti familiari per i bambini che hanno parenti che già vivono nel resto d’Europa. Aumentare urgentemente i fondi per sostenere e rafforzare gli impegni di risposta dei Paesi europei che accolgono il maggior numero di rifugiati e migranti.


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Carlo Verdelli
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