I veterinari del Sumatran Orangutan Conservation Programme, come mostrano le radiografie, hanno dovuto mettere da parte tutti i pallini che il primate aveva nel corpo per curare subito le ferite a rischio infezione. Hope è salva ma probabilmente, dicono i veterinari, resterà cieca a causa dei pallini che hanno colpito i suoi occhi. 

 

Poco tempo fa, sempre a causa di un conflitto con gli umani della zona, era stato soccorso anche il piccolo figlio di Hope, malnutrito e debole, che è morto poco dopo le cure. Nelle ultime settimane, nella stessa area di piantagioni di olio da palma, altri due oranghi sono stati salvati: Brenda, che è in buone condizioni e Pertiwi, piccolo che ora pesa soltanto 7 chili a causa della malnutrizione. La deforestazione legata alle piantagioni di olio di palma sta infatti devastando gli habitat naturali dell’Indonesia dove vivono gli oranghi, quelli di Sumatra e del Borneo: senza più alberi per i loro nidi questi animali si spostano in cerca di cibo e sempre più spesso finiscono in conflitto con i residenti locali i quali, per allontanarli, sparano con pistole ad aria compressa e non solo. Il comportamento degli abitanti, che a più riprese agiscono con micidiale cattiveria contro gli oranghi, è un tema dibattuto nella stessa Indonesia, ma nonostante le tante richieste di avvertire le varie associazioni ambientaliste e conservazioniste a difesa degli oranghi episodi di aggressione continuano a ripetersi. 

 

Oltretutto, anche nel caso di salvataggio degli animali, quando feriti e deboli è complesso il loro reinserimento in natura nelle foreste di Sumatra. Purtroppo anche Hope o il piccolo Pertiwi non riusciranno a tornare a viveri liberi nelle foreste. Finora si contano decine di casi di morti di oranghi per azioni dirette dell’uomo e indirette come le coltivazioni di palme. Negli ultimi 10 anni oltre 15 oranghi sono stati trovati con circa 500 pallini di aria compressa in corpo. Il loro numero, a causa della deforestazione e della mancanza di politiche per difenderli, sta calando in maniera vertiginosa: quelli di Sumatra sono calati dal 1999, quando erano circa 100mila, a poco più di 10mila unità. In meno di vent’anni quelli del Borneo sono stati dimezzati: si parla di 150mila oranghi persi dal 1999 al 2015. Entrambi sono considerati dall’Unione per la conservazione della natura come “in pericolo critico”. Alan Knight di International Animal Rescue ha affermato che “se non cambiano radicalmente le cose, entro 10 anni, gli oranghi in natura non esisteranno più”.


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