Dongguan (Shenzhen) – Huawei stupisce tutti con un sistema operativo open source fatto in casa che potrà essere utilizzato su dispositivi diversi – dagli smartphone alle tv – e supporta sia Android che iOS. Lo svela durante la prima conferenza per gli sviluppatori organizzata dal gigante cinese dall’anno della sua fondazione, nel 1987, tra gli applausi dei circa 4 mila presenti accorsi al palazzetto da basket di Dongguan.

La tempistica non sembra casuale. Il 19 agosto scadrà la proroga concessa da Trump sul bando che impedisce a Huawei di acquistare parti e componenti da compagnie statunitensi, tra cui Google, senza l’approvazione del dipartimento del commercio Usa.

A rischio c’è l’utilizzo di Android, se non in versione open source, da parte dell’azienda di Shenzhen che sfrutta il sistema operativo di Big G per far funzionare i propri telefoni e venderli in tutto il mondo: 118 milioni le unità spedite nella prima metà del 2019 per un fatturato di 32,1 miliardi di dollari, stando agli ultimi dati forniti da Shenzhen.

“Noi vogliamo portare l’armonia nel mondo” ha detto Richard per giustificare il nome del sistema operativo scelto per cacciar via i fantasmi dello spionaggio percui l’azienda è finita nella lista nera di Washington.

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Carlo Verdelli
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