ROMA. “Sento il dolore per il fatto che i cattolici italiani avrebbero potuto fare di più quando gli ebrei venivano discriminati con leggi razziste”.
 
Il mea culpa è del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente dei vescovi italiani, intervenuto nella sede centrale della Dante Alighieri, in Palazzo Firenze, a Roma, a un convengo intitolato “Chiesa, fascismo ed ebrei: la svolta del 1938” organizzato dalla stessa Società Dante Alighieri in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano e l’Università per Stranieri di Perugia. Insieme ad Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio e a Noemi Di Segni delle Comunità ebraiche, Bassetti riflette sull’annosa questione dell’atteggiamento cattolico di fronte all’antisemitismo e al razzismo fascista: non è un mistero per nessuno il fatto che gran parte della popolazione italiana rimase indifferente di fronte alla sorte degli ebrei perseguitati anche perché l’opinione pubblica cattolica non espresse condanne esplicite delle leggi del 1938.
 
Bassetti non nega questo atteggiamento. E spiega come già all’inizio dello scorso anno aprendo il Consiglio permanente della Cei ricordò questi “tristi eventi” che purtroppo si svolsero “in un clima di pavida indifferenza collettiva, anche di una parte dei cattolici”. Fu la vicenda che avrebbe portato nel 1943 all’occupazione tedesca e “alla Shoah in Italia”.
 

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Quale fu l’atteggiamento dei cattolici? Bassetti mette sul piatto “ricordi di dolorosa indifferenza”. Ma, insieme, parla di quanto fece il cardinale arcivescovo di Firenze Elia Dalla Costa che “nel momento più drammatico per gli ebrei si prodigò per la loro salvaguardia e insegnò ai cattolici una particolare attenzione al mondo ebraico”. Fu Dalla Costa che, “nel 1938, durante la visita di Hitler a Firenze, chiuse le imposte del palazzo arcivescovile e rifiutò che vi fosse affisso ogni segno di feste e di benvenuto”.
 
Ma che i cattolici potessero dire e fare di più lo dimostrano le parole di Pio XII pronunciate il 6 settembre del 1938: “L’antisemitismo è inammissibile. Spiritualmente siamo tutti semiti”. Tanto che Bassetti riporta anche le parole di Giovanni Paolo II che disse a proposito delle persecuzioni degli ebrei: la resistenza dei cristiani “non è stata quella che l’umanità era in diritto di aspettarsi”. “Ma soprattutto – dice Bassetti – faccio mia l’invocazione di perdono e di speranza che Papa Wojtyla depose a Gerusalemme nelle Fessure del Muro del Pianto nel 2000, durante il viaggio interra Santa: ‘Dio dei nostri padri, tu hai scelto Abramo e la sua discendenza perché il tuo Nome fosse portato alle genti: noi siamo profondamente addolorati per il comportamento di quanti  nel corso della storia hanno fatto soffrire questi tuoi figli, e chiedendoti perdono vogliamo impegnarci in un’autentica fraternità con il popolo dell’alleanza'”.
 
Per Bassetti c’è comunque oggi un clima diverso da ieri, “la coscienza del legame tra Chiesa e gli ebrei è divenuta – per noi cattolici – un fatto di popolo, diffuso e radicato in profondità”. E, inoltre, “c’è l’impegno contro ogni forma di antisemitismo”.
 
Dice in proposito Andrea Riccardi: “La battaglia sull’antisemitismo e il razzismo nel 1938 – nonostante la crescente chiarezza di Pio XI – rivela le complessità del mondo cattolico e talvolta lo scarso allarme su questi problemi. Ma, nel volgere di qualche mese, non sono più questioni così centrali, bensì si profila sull’orizzonte il dramma della guerra mondiale. Mi sembra che a questa realtà sia puntata l’attenzione del successore di Pio XI. La mia sensazione è che, nell’incontro con gli ebrei perseguitati, in molti paesi europei – come in Italia- si cominciano a sciogliere l’antigiudaismo o l’indifferenza, proprio nell’impatto con un grande dramma. Ma questa è altra storia, già discussa e che merita ancora di essere discussa”.

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Mario Calabresi
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